La fatica di educare i giovani
Padre Rino Benzoni ci racconta la fatica di educare i giovani a essere fedeli agli impegni assunti. È nella formazione delle giovani generazioni che la chiesa missionaria costruisce un mondo migliore.
Pensavo che luglio e agosto sarebbero stati due mesi di relativo riposo, invece così non è stato. Durante le vacanze scolastiche, qui a Kindu, si ha l’impressione che tutto si blocchi, almeno per quello che riguarda le attività con i ragazzi e i giovani.
Già durante l’anno è difficile che le iniziative durino a lungo: i giovani soffrono di una grande instabilità a causa delle condizioni di vita, ma anche a causa di una cultura che non abitua agli impegni stabili e al rispetto della parola data.
Respirare il provvisorio…
La parola magica per ogni cosa è “kujiandikisha”, cioè “iscriversi”, ma una volta iscritti, non vuol dire che si farà quello per cui ci si è iscritti e basta un niente per non presentarsi.
Durante l’anno scolastico c’è l’impegno della scuola che crea un senso dì stabilità; durante le vacanze i ragazzi sembrano respirare il provvisorio: viaggiano per andare a trovare qualche membro della famiglia, anche lontano, vanno a vivere con i nonni o gli zii... insomma si muovono.
I giovani, hanno il compito di cercarsi qualche cosa, soprattutto per pagarsi gli studi. Molti ragazzi si mettono a fare mattoni, altri piccoli lavoretti... Questa instabilità sembra toccare soprattutto le ragazze che spariscono quasi completamente.
Acqua, vento e… tende
Abbiamo ospitato i giovani della diocesi per una settimana di incontri sulla scia delle giornate mondiali della gioventù.
Ci sono stati incontri di preparazione e poi tanto lavoro per preparare l’accoglienza. È vero che si sono arrangiati dormendo per terra, ma abbiamo dovuto ugualmente preparare molte cose.
L’acqua, soprattutto, ha richiesto molto lavoro. Circa 250 giovani che devono lavarsi due volte al giorno, oltre alla cucina, richiedono varie migliaia di litri al giorno.
E gran parte viene da un pozzo da cui tiriamo su acqua con una carrucola e un secchio. Insomma, varie centinaia di secchi al giorno a partire dalle 5 del mattino fino a sera tardi.
Il primo giorno un forte vento ci ha strappato tutte le tende messe per ripararsi dal sole.
Abbiamo dovuto cambiare programma e fare tutto nel salone che usiamo per chiesa, spostando la gente che dormiva in altri posti.
Ma all’ultimo giorno, per la celebrazione finale, le tende sono state rimesse al loro posto.







