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Prete “Fidei Donum” a Bukavu nel Congo

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Intervista a don Alfredo di Tortona

Don Alfredo Ferrari, della diocesi di Tortona, prete "fidei donum" presente nella diocesi a Bukavu nel Congo in guerra ormai da cinque anni. Che cosa ci dici della tua esperienza di missione ?

La guerra iniziata nel settembre del 1996, ha posto fine ai 30 anni del regime Mobutu, ma non ha risolto i molteplici problemi di quel vasto Paese dell'Africa Centrale. Se prima della guerra ci si lamentava per la corruzione, la violenza, l'ingiustizia, il degrado dell'economia, l'insolvenza dello Stato verso gli elementari servizi sociali, il ricorso alle armi, lungi dall'offrire una vera liberazione, ha peggiorato le condizioni di vita del cittadino. Chi ha pagato di più? I cittadini che non hanno voce, che non contano: i poveri, i deboli, i non violenti sono le vittime della guerra.

Com'è la situazione a Bukavu dopo la morte dei suoi arcivescovi martiri mons. Munzihirwa e mons. Kataliko?

I due arcivescovi, seppure in modo differente, hanno indicato senza paura il cammino della riconciliazione come unica via alla pace. Hanno parlato con fermezza invitando a cessare le ostilità, a cercare il dialogo, a non dividere il Paese, a rispettare i diritti di ogni uomo a qualunque razza appartenga.

La loro testimonianza, fondata sul messaggio cristiano, ha disturbato i potenti del momento. Sappiamo come è finita: mons. Munzihirwa assassinato, mons. Kataliko, indebolito da sette mesi di esilio, morto a Roma per infarto.

La città di Bukavu è diventata un centro di resistenza della società civile congolese alla guerra?

Sì, alcuni movimenti si sono battuti e si battono per denunziare i soprusi del potere: segnalo la Società Civile, il Gruppo Geremia, il Grapes. Insieme stanno creando una nuova coscienza del vivere civile che non accetta la violenza e gli abusi del più forte. Qualche membro è stato in carcere, qualche altro costretto all'esilio e tuttavia nessuna minaccia o punizione può arrestare chi vuole la pace senza ricorrere alla violenza.

Eri presente a Bukavu quando fu ucciso l'arcivescovo Munzihirwa, difensore della popolazione della regione del Kivu e dei rifugiati ruandesi?

Accompagnai p. Agostino per recuperare il corpo. Ho dovuto presentarmi a mani alzate ai soldati nella piazza Nyawera. Ho vissuto dei momenti di paura. Ricordo la Toyota colpita nella discesa verso la piazza che s'arresta d'improvviso, i quattro occupanti morti e il motore che marcia tutta la notte e che si spegne al mattino.

Avete costruito la chiesa alla periferia di Bukavu durante un periodo di guerra.

Il Centro Pastorale con chiesa e varie aule è stato costruito allora. Un modo per dare speranza alla popolazione, sostenere una settantina di muratori a riattivare il commercio in città. Il tuo vescovo, mons. Martino Canessa, accompagnato da una delegazione diocesana, ha benedetto la chiesa il 23 gennaio 2000. I padri Saveriani lo hanno ospitato nella Casa Regionale. I cristiani lo hanno accolto con messaggi bene auguranti, battimani, canti, e danze.

Nel breve soggiorno ha potuto ammirare la vitalità della Comunità cristiana e condividere momenti di profonda fede nelle varie liturgie.

Hai qualche episodio della sua vita in missione da comunicarci che testimonia la fede dei cristiani del Kivu, un Paese in guerra da anni?

Molte famiglie del nostro settore hanno accolto i rifugiati e gli sfollati offrendo loro ospitalità e cibo. Segnalo pure le famiglie che hanno accettato orfani, profughi minorenni e li hanno adottati. Nella Comunità Ecclesiale Vivente di Varano c'è una casetta dove abita Jeanette Vumilia cui i ribelli hanno amputato le mani, la Comunità si prende cura di lei ed una vedova si è offerta di assisterla giorno e notte. Nel mese di maggio 2001 una bambina di 12 anni, accusata di stregoneria, viene scacciata dalla zia presso la quale viveva.

Per alcuni giorni è accettata dallo scolasticato finché due coniugi si presentano ai padri: "Abbiamo saputo della bambina vostra ospite, non crediamo alle accuse, siamo disposti a condurla in casa nostra". Così la bambina ha trovato un nuovo focolare!



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