Presbitero da 60 anni!
Il 16 ottobre ricorre il mio 60° anniversario di sacerdozio e di vita missionaria. Ringrazio il Signore per avermi concesso questo tempo di grazia al suo servizio e nell’esercizio del mio ministero, a favore di tanti fratelli e sorelle che ho incontrato nella mia vita. È il momento di ricordare i miei compagni di ordinazione, vivi e defunti. Insieme a loro, eleviamo al Signore il nostro grazie per averci mantenuti fedeli alla sua chiamata, in questi 60 anni. Ricordo anche i miei compagni di seminario a Vicenza, ordinati un anno prima di me, con i quali ho mantenuto un bellissimo rapporto, attraverso alcuni incontri, due o tre volte l’anno.
Ho passato i primi otto anni qui nella casa saveriana di Vicenza, con tanti ragazzi. Un buon numero ha seguito la mia strada nel sacerdozio. Poi, finalmente, il Signore mi ha fatto il dono della missione in Sierra Leone, dove ho trascorso circa 36 anni. È stato un bel tempo di lavoro missionario in varie zone. La prima è stata Kambia, poi come amministratore diocesano a Makeni, ancora Porto Loko, Kabala, durante gli anni di guerra civile, poi a Makeni nella parrocchia di mons. Conforti e, infine, di nuovo a Kabala. Per sei anni sono stato scelto come Superiore regionale della Sierra Leone al servizio della comunità saveriana, con tanti problemi dovuti alla guerra dei ribelli.
La missione in Sierra Leone è stata per me un tempo meraviglioso di lavoro al servizio di tanti fratelli e sorelle bisognosi di aiuto, ma soprattutto desiderosi di fare esperienza dell’amore di Dio nei numerosi problemi della loro vita. In particolare, durante la guerra civile, hanno avuto bisogno di chi raccogliesse le loro paure, i loro bisogni materiali e il coraggio che solo Dio poteva donar loro. Ricordo che, durante la guerra, quando chiedevo loro chi li avesse aiutati, difesi e dato il coraggio per affrontare tante difficoltà, loro in coro mi rispondevano: “Dio solo!”.
La presenza di noi missionari è sempre stata un punto di riferimento, quando tutto crollava e quando i ribelli usavano violenza, seminavano morte e tagliavano mani e braccia dopo aver chiesto alla gente se volevano la manica lunga o la manica corta. Durante i viaggi nei vari villaggi della missione non ho mai trovato un posto dove non fossero passati i ribelli. Questi sono gli anni tristi e bui della missione in Sierra Leone, ma ho vissuto tante e belle esperienze con molte persone che hanno collaborato con me, dimostrando generosità nel portare avanti il lavoro di evangelizzazione.
Tra tutte, ricordo soprattutto una famiglia di Kuranko, tribù del nord del paese. Sheku e Kumba della zona di Mongo Bendugu mi sono stati vicini negli anni più difficili della mia vita missionaria. Erano due giovani sposi musulmani, lui era preside della scuola secondaria e lei maestra della scuola elementare. C’è sempre stato un profondo rapporto di amicizia, pur frequentando luoghi di culto diversi. Quando sono fuggito dalla missione insieme al mio confratello, p. Carlo Di Sopra, e siamo rimasti per tre settimane in foresta dormendo all’addiaccio, si sono fatti presenti come potevano. E quando siamo usciti dalla foresta ci hanno ospitato in casa loro, dando a noi il letto matrimoniale, mentre loro dormivano con tre figli in un sottoscala.
Una volta tornati nella nostra missione, ci hanno salutato e ci hanno detto che loro e i tre figli avrebbero desiderato essere battezzati e sposati in chiesa. Tuttora, anche se sono parecchi anni che mi trovo in Italia, sono ancora in contatto con loro e ci sentiamo regolarmente via telefono.
Ringrazio il Signore di avermi concesso, in questi anni di missione, l’opportunità di amare i miei parrocchiani in tanti modi concreti: molti battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, ecc. Lo ringrazio, inoltre, per avermi fatto mantenere la fede e la voglia di donarla agli altri.







