Porta aperta, cuore pronto, mani protese
Si è presentato davanti a me, all’improvviso: capelli lunghi, pelle olivastra, abiti quasi trascurati. Per me era un clochard, pronto a chiedermi del cibo, del denaro, un aiuto. Invece, mi ha chiesto del mio computer Apple, le potenzialità, i limiti. Era interessato perché lui avrebbe dovuto sostituire il suo. No, non era un clochard.
Così ho conosciuto la prima volta p. Riccardo Tobanelli, saveriano da Castrezzone di Muscoline, che un ictus ha strappato alla sua missione in Bangladesh venerdì 4 maggio. Lo hanno pianto i confratelli e migliaia di bambini e ragazzi, di ieri e di oggi, che lui è riuscito a togliere dai posti più degradati di Dhaka e dintorni. Per loro, era riuscito anche a costruire una casa a Noluakuri. I suoi Tokai (ragazzi di strada) avevano trovato un tetto. Lui stesso, nel numero di giugno/luglio 2016, ci aveva raccontato l’attività a cui ha dedicato tutta la sua vita, fino alla fine.
“Tokai in lingua bengalese significa raccogliere/riciclare. Essi vivono raccogliendo plastica, carta, stracci, chiodi, ferro, scarpe rotte o qualsiasi tipo di materiale che possa essere riciclato e che quindi abbia un qualche valore. Il tutto viene venduto a negozi specializzati nella separazione e riciclaggio. È un lavoro che porta questi bambini a vivere tra una discarica e l’altra e sui bordi delle strade. Quasi tutti questi bambini, tra i sei e i quattordici anni di età, non sono orfani. Quasi tutti però sono abbandonati. Si ritrovano fin da piccoli a gestire la propria vita in condizioni di estremo degrado fisico e ambientale. Ciò li rende spesso incapaci di relazioni significative. Quelle poche che hanno con il mondo degli adulti diventano spesso relazioni contrattuali (do ut des). Quindi, sono spesso vittime di abusi. Noi cerchiamo di ricostruire e riabilitare i Tokai a una vita normale, come quella di tutti i bambini del mondo, facendoli sentire di nuovo voluti ed accolti. Questo comporta essergli sempre fedeli e non abbandonarli di nuovo”.
La mostra dei saveriani di Brescia, anno 2011-2012, era dedicata al Bangladesh. Il progetto, correlato alla mostra, aveva come obiettivo il sostegno alla costruzione delle case per i Tokai a Noluakuri. E p. Toba non si era dimenticato di quella iniziativa. Tanto che scrisse: “Carissimi amici, volontari dei saveriani di Brescia, vi ringraziamo per la Mostra Bangladesh e per quello che ci avete fatto avere (8.500 euro). Non potete immaginare quanto ci sia utile. E grazie anche a nome di tutti i nostri Tokai”. All’Associazione Cuore Amico, a cui aveva fatto visita tre anni fa per lanciare l’Adozione a distanza, aveva detto: “Ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere i ragazzi di strada Tokai e di camminare al loro fianco. Mi hanno insegnato ad amare la vita”.
Padre Giovanni Gargano, negli ultimi anni, ha lavorato con p. Toba a Noluakuri. Queste le sue parole, affidate a un post su Facebook. “Ciao Riccardo, una vita in mezzo, con ogni forza e con l'amore nel cuore.
Nel cammino, la fede ti ha sostenuto e nel camminare hai sorretto tanti ragazzi e ragazze. Gli hai indicato la via da percorrere, li hai incoraggiati a vivere la vita con tenacia, fino in fondo, nonostante i dolori che ognuno portava dentro sé. Hai donato loro un sorriso e loro ti hanno sorriso. Hai condiviso fino in fondo la loro vita e loro hanno condiviso con te la stessa casa, gli stessi luoghi, lo stesso cibo. Porta sempre aperta, cuore sempre pronto, mani sempre protese verso il più debole, il dimenticato. Un cammino in compagnia, fatto di incontri e scontri, di rabbia e perdono, ma il tuo amore prevaleva sempre su tutto e su tutti. Giorno dopo giorno, li hai visti crescere, sposarsi, hai preso in braccio i rispettivi figli.
Mille progetti sempre in testa, la passione ti ha sempre accompagnato, hai sempre cercato di guardare oltre per veder realizzare un sogno: la casa paterna dei Tokai! Un luogo dove sentirsi a casa, un ambiente dove poter studiare, imparare un mestiere. Hai sempre creduto che quel sogno diventasse realtà. Li hai amati fino in fondo, anche loro ti hanno amato. Quest'amore non finirà, questo sogno non svanirà”.
Domenica 9 maggio, si è tenuta una commemorazione nella chiesetta di Castrezzone, a cui hanno partecipato in tanti. Hanno preso la parola anche alcuni familiari (Stefania e Arianna).
“In questi giorni, seduti sulle scale della casa del nonno Davide, noi tutti ti stiamo aspettando. Ci è impossibile credere che non ti vedremo arrivare, con la sigaretta in bocca, che non potremo più abbracciarti, e sentire l’odore della tua barba. È strano pensare che non sappiamo nemmeno che tipo di mento avessi. Siamo stati tanto, in questi giorni, tra noi cugini, su quelle scale, per parlare di te e dell’attesa eccitata che ci teneva tutti uniti da bambini. Sei riuscito a creare ponti di affetto tra persone distanti migliaia di chilometri. Forse la tua vita era questa: unire le persone che ti amavano. Ci hai sempre detto che eravamo per te un dono perfetto. Ma la verità è che era tutta la tua essenza un dono perfetto per noi, anche se a volte un po’ impegnativo. Perché tu eri lo zio saggio, quello che aveva viaggiato, quello che metteva in crisi le nostre supposte sicurezze. Mentre parliamo di te, ci rendiamo conto che hai saputo creare un rapporto speciale con ognuno di noi. Il tempo che ci hai dedicato, da bambini ci sembrava sempre troppo poco, tanto da renderci quasi gelosi dei tuoi tokai, ma eravamo consapevoli della tua missione. Ci hai insegnato che la parte migliore di noi risiede negli altri esseri umani; che il senso stesso dell’esistenza sta nell’amore per gli altri. Noi siederemo ancora su quelle scale, la via verso casa, la via verso di te. Buon viaggio, zio!
Avevo tre anni quando ci siamo conosciuti. Un uomo misterioso che mi ha accolta a braccia aperte. Poi ci siamo conosciuti davvero e ci siamo voluti bene. Ricordo il giorno in cui ti ho comunicato che mi sarei iscritta a medicina. Il sogno era diventare pediatra per poter curare i tuoi bambini di cui, a volte, ero gelosa, perché trascorrevano più tempo con te. Ma tu mi hai insegnato che l’amore non è possessivo, l’amore porta amore, dev’essere condiviso. Era speciale la tua capacità di creare sempre unione ed amore, ovunque tu fossi. Grazie zio, per essere entrato nella mia vita.







