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Papa Francesco ci sorprende continuamente, lo sappiamo. Ma questa volta “la colpa” non è solo o tutta sua. L’idea gli era stata suggerita ancora nel giugno 2017. Allora si era pensato all’ottobre 2019 in occasione del centenario della lettera apostolica “Maximum illud” (di Benedetto XV), che invitava tutta la Chiesa a prendere coscienza e sostenere l’attività svolta dai missionari nel mondo. L’ottobre 2019 diventa dunque “un tempo straordinario di preghiera e riflessione sulla missione ad gentes, una buona occasione per risvegliare, nella Chiesa tutta, la coscienza della missione ad gentes”.     

Allo stesso tempo, il papa è cosciente che gli obiettivi del prossimo ottobre missionario sono anche questi: riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita (cristiana) e della pastorale. Bisogna essere consapevoli che “la nuova evangelizzazione” dei popoli di antica tradizione cristiana rientra nell’impegno della missione universale. È doveroso trasformare la pastorale ordinaria in un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, piuttosto che per l’auto-conservazione (di sé stessa).
Il Papa riprende e rilancia quindi tutte e tre le dimensioni (o cammini principali) della missione universale della chiesa oggi: la missione ad gentes (ovvero il primo annuncio di Cristo tra i popoli non-cristiani); la pastorale missionaria nelle comunità cristiane e a partire da esse; una nuova evangelizzazione o la ri-evangelizzazione tra i post-cristiani…

È questa, dunque, l’enorme “sfida” che papa Francesco tenta di rilanciare (anche) con questo Ottobre missionario straordinario (OMS): rimettere tutta la chiesa “in stato permanente di missione” (EG). Non basta più oggi, infatti, “una semplice amministrazione”. Dobbiamo, invece, inventare e realizzare, con fiducia in Dio e tanto coraggio, “una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’auto-preservazione”. È quindi urgente e necessario “passare da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale veramente missionaria” (EV 15).

Con questa iniziativa non si vuole solo risvegliare di più la coscienza missionaria ad gentes (anche questo, certo!), ma soprattutto “riprendere con un nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale” tutta. Così facendo, si auspica che i fedeli abbiano “veramente a cuore l’annuncio del vangelo e la conversione delle loro comunità, in realtà missionarie ed evangelizzatrici” (Lettera del 22.10.2017).

Papa Francesco desidera che tutte le comunità cristiane riaprano e riutilizzino tutti i sentieri “in uscita”, cominciando da quello del marciapiede davanti casa, che conduce al “vicino di casa”! Senza dimenticare però di andare più lontano, nei sobborghi e nei quartieri sociali ed esistenziali più abbandonati, alla periferia dei nostri paesi e città. E “risvegliando” così nella Chiesa la presa di coscienza dell’urgenza della missione “ad gentes”.



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