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La città di Buenaventura: dove vivere è un'avventura

B uenaventura è il centro geografico di una estensione municipale di 7 mila Kmq; il 9'% dei suoi 350.000 abitanti sono di razza nera, chiamati "afroamericani". Perché tanti africani in Colombia? Dopo la scoperta, o meglio, la conquista del "Nuovo mondo", gli indios costretti dagli spagnoli a spalare nelle miniere d'oro, argento e smeraldi, cadevano come mosche. Ai lavori estenuanti s'aggiungevano malattie fino allora sconosciute ai nativi. Nel 1534, solo 42 anni dopo il primo viaggio di Cristoforo Colombo, arrivarono i primi schiavi africani a Cartagena: erano costosi, ma anche più resistenti degli indios.

Oggi in Colombia il 20% sono bianchi, 71 % meticci ( quasi sempre padre bianco e madre india), il 2,5% indio e il 5% neri, che stanno nel livello più basso della scala sociale e culturale del paese. Essere neri non è solo questione di pelle, ma anche importanza data al culto dei morti, una forte religiosità unita a una forte influenza di superstizioni e un sincretismo religioso: le divinità africane vivono sotto espressioni cristiane.

Qui tutto è ritmo e musica. Il silenzio è un concetto sconosciuto. Le notti del venerdì e del sabato la musica ci accompagna dalle dieci della notte fino alle cinque della mattina. Una buona "preparazione" ai due giorni della settimana più faticosi per un sacerdote! La fonte di lavoro è il porto dove passa il 60% del commercio estero, con il contrabbando di tutti i tipi: droga e ogni sorta di attività illecita. Si palpano con mano tutti i problemi morali delle città con forte presenza di attività portuali.

La situazione economica può essere definita di povertà e spesso anche di miseria . Il clima di violenza sociale ha gli aspetti noti in Italia: dei narcotrafficanti, dei paramilitari e della guerriglia. Però la cosa più preoccupante è la violenza giornaliera per le strade, quella micro violenza quotidiana che va dal piccolo furto alle uccisioni e ai sequestri. In nove mesi ho fatto ventuno funerali di uccisi e quattro persone morte di morte naturale.

I Saveriani arrivarono a Buenaventura nel febbraio del 1975. Si cominciò con la cura pastorale d'una parrocchia nella parte insulare della città. Dopo 23 anni con una buona sistemazione in strutture fisiche ( chiesa, casa canonica, saloni per la catechesi, teatro, scuoletta per i ragazzi più poveri che non troverebbero posto in altre scuole) e di personale ( catechisti, ministri straordinari dell'eucarestia, animatori) il 15 agosto dell'anno passato questa parrocchia, ormai consolidata, è stata consegnata alla diocesi.

Nel 1983 venne fondata la parrocchia di Cristo Redentore alla periferia di Buenaventura che in questi anni è cresciuta, per l'arrivo di emigranti per motivi economici e profughi a causa della "guerra civile", in maniera tale che ora è necessario  dividerla in due. Sta, pertanto, per iniziare la nuova avventura di formare un'altra parrocchia che poi verrà restituita alla diocesi una volta raggiunto un certo livello di sviluppo. Una avventura meravigliosa, ma che è più una grande sfida formativa unita all'impegno economico per costruire le necessarie strutture.

Prima di tutto è necessario il contatto vivo con la gente, vivendo una vicinanza e un confronto con la situazione, nella ricerca delle potenzialità di questa gente e delle sue difficoltà e delle possibili vie per superarle. Permettendo, così, alt' ex schiavo di Buenaventura di essere attore della sua liberazione e avere vita in abbondanza, come dice Gesù. A tal scopo, in particolare per la notte quando è più facile incontrare la gente, ma è anche più pericoloso inoltrarsi nei quartieri, sarebbe molto utile avere un "Samurai", che è il più piccolo fuoristrada in commercio in Colombia.

La comunità internazionale Saveriana di Buenaventura, formata da Rosario Giannattasio, Maurizio Benedetti e Claudio Bortolossi (italiani), Euloquio (spagnolo), Guglielmo e David (messicani), ringrazia anticipatamente i lettori di "Missionari Saveriani" che vorranno partecipare al "Piccolo Progetto 7 /99: Un fuoristrada per una città ad alto rischio".



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