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Caro direttore, spero non ti stupisca se mi faccio vivo di domenica mattina. In realtà per me questo è un momento quasi "magico". Dopo essermi alzato, ascolto alla radio le varie rassegne stampa e la lettura degli editoriali dei principali giornali italiani, che spaziano o saltano tra il sacro e il profano, e certamente, in questi tempi, non sono molto confortanti. Ma poi, mi preparo a partecipare alla Messa festiva nella mia parrocchia al Lido, con animo sereno e con in cuore la speranza di ascoltare una parola che mi porti verso le porte del paradiso o verso quei sentimenti, e anche emozioni, che mi dà sempre il riferimento al discorso evangelico della Montagna. Non esprimo qui ora le conclusioni. Ma vorrei fare una domanda: nelle vostre omelie, voi missionari parlate qualche volta del paradiso? Buona domenica. Con devozione,

Francesco R., E-mail.


Caro Francesco,

raramente sono al computer la domenica. Ci sto tutti i giorni, da mattino a sera; è un mezzo di lavoro ormai indispensabile. La domenica preferisco astenermi "da attività che impediscono la necessaria distensione della mente e del corpo", come è precetto della chiesa. Ma quella domenica... ho ceduto alla tentazione. Ho acceso il computer e ho scaricato la posta. Quando ho letto il tuo messaggio, mi sono rallegrato pensando che, di domenica, intrattenersi con i missionari non può essere un peccato, ma una cosa bella e buona. Anche il Catechismo della chiesa afferma che "è santificare la domenica dare alla famiglia il tempo e le attenzioni che difficilmente si possono accordare durante la settimana". Perciò mi sono "accordato" con te, come a uno di famiglia.

Tanto più che avevi già partecipato alla Messa insieme alla comunità parrocchiale. Quello che non sono riuscito a capire è se, alla Messa, il tuo animo e il tuo cuore siano stati appagati nella speranza di ascoltare una parola... paradisiaca, oppure no. Infatti, il tuo messaggio è rimasto senza "conclusioni".

Piuttosto, hai preferito deviare con una domanda ai missionari: se parliamo o no del paradiso.

Sì, ne parliamo spesso, perché i poveri non possono fare a meno del paradiso. Ma non si tratta di una alienazione senza fondamento o di un inganno clericale. Il paradiso è la ragione per continuare a vivere, con l'impegno coraggioso di cambiare in meglio questo nostro mondo. Il paradiso è la garanzia che la speranza di una vita più serena e giusta - anche su questa terra - si realizzerà nella beatitudine che Gesù dona ai poveri in spirito, ai puri di cuore, ai misericordiosi, ai costruttori della pace.

Come faremmo a sperare nella vita, senza paradiso? E senza paradiso, a che serve annunciare il vangelo?

Ma forse, il senso della tua domanda è un altro: l'esigenza interiore di trovare e provare un po' di paradiso ogni volta che vai a Messa, anche nelle parole del sacerdote che presiede. Mi confidava un fratello cristiano che ogni volta che partecipava alla Messa con un tal sacerdote, ne usciva "depresso". Se è così, hai proprio ragione. Se alla Messa non riusciamo a creare e provare uno spiraglio della Comunione del paradiso, allora non è vera Messa. E chi presiede non sa fare un buon mestiere.

p. Marcello Storgato, sx.



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