Paese che vai, Natale che trovi
Anche in Italia tanti si vestono da “Babbo Natale” per festeggiare il 25 dicembre. Ma il saveriano messicano p. Ernesto Moriel sostiene che è meglio indossare i panni dei pastori, come si fa in Messico con le processioni che si svolgono nei nove giorni prima di Natale. L'usanza rievoca la ricerca di un alloggio (posada) da parte di Maria e Giuseppe, narrata nel vangelo di Luca.
Le origini della tradizione messicana risalgono alla spiritualità dei santi spagnoli Ignazio di Loyola e Giovanni della Croce. Fu proprio quest’ultimo ad avere l’idea della novena di Natale nel 1580, mentre in Italia la prima Novena fu organizzata dai Vincenziani a Torino nel 1720.
In Messico, le pastorali hanno incorporato canti tradizionali e musiche di ogni regione, come succede in Italia con le famose suonate degli zampognari o dei pasquaroli. Il canto della Pasquella è uno dei canti più antichi della cultura popolare. La notte tra il 5 e il 6 gennaio, gruppi di cantori vestiti da pastori portano auguri ai compaesani. In Romagna si è sempre creduto anche che nella notte dell'Epifania gli animali parlassero e portassero molta fortuna a chi avesse ascoltato i loro discorsi.
Nel 1758 sant’Alfonso di Liquori, autore del “Tu scendi dalle stelle”, nelle sue meditazioni natalizie scriveva:
“Molti cristiani sogliono preparare nelle loro case il presepe per rappresentare la nascita di Gesù Cristo; ma pochi sono quelli che pensano a preparare i loro cuori, affinché Gesù possa nascere in essi e riposarsi”.








