Padre Zurlo dall'Amazzonia
In Amazzonia ci tengono molto a festeggiare il compleanno con parenti e vicini e molta birra, a notte inoltrata. In Italia, come studente saveriano, ero educato a celebrare il giorno del battesimo e non il compleanno. Con la nascita eravamo figli del peccato originale, ma con il battesimo diventavamo figli di Dio. Ho chiesto a mamma di mandarmi il certificato di battesimo per commemorare questa data con i miei compagni. Sorpresa! Nel documento risulta che sono nato il 23, tre giorni prima di nascere... La mamma mi faceva sempre gli auguri il 26 settembre. Giurava che ero nato quel giorno.
Nel 1979, quando sono arrivato in Amazzonia, ho dovuto adattarmi agli usi e costumi locali. Sul passaporto c'era la data del 23 settembre e abbiamo cominciato a celebrare questa data come "compleanno del padre". Naturalmente cerco di dare un senso cristiano: celebrare la vita e l'impegno di vivere facendo del bene agli altri, secondo lo stile di Gesù. Celebro la santa Messa e dopo si continua con il rinfresco nel salone parrocchiale. Tutti portano dolci e salgadinhos, refrigerantes e... non possono mancare musica e danza, perché qui la danza fa parte della vita: si nasce danzando. Il compleanno del "padre" diventa quindi il compleanno di tutti, come se tutti nascessero lo stesso giorno.
L'anno scorso, compiendo gli ottant'anni, ho progettato qualcosa di nuovo: comincio a contare gli anni da capo. Oggi ne compio uno. Per lo meno è più facile contarli! E succede la cosa più strana: ridiventi bambino. Che bello! Si comincia tutto di nuovo. Carissimi, viviamo finché siamo vivi e circondiamoci di tutto ciò che amiamo, cominciando da Dio Padre, come dicono qui in Amazzonia: "Il Signore è un buon Papà". Un abbraccio fraterno,
- p. Marcello Zurlo, sx - Amazzonia.








