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Padre Uccelli: Una ''breve'' sosta a Vicenza

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Padre Uccelli 33 anni a Vicenza

Dpo 15 anni di attività missionaria in Cina, il 7 settembre 1919, un telegramma del fondatore richiamava padre Pietro Uccelli in Italia, per assumere il ruolo di direttore spirituale degli allievi missionari alla Casa Madre di Parma. La partenza fu uno spettacolo: si snodò un corteo di migliaia di persone, con autorità civili e militari, la banda e lo scoppio di mortaretti, e padre Pietro seduto in lettiga!

Casse vuote e debiti

A Parma, padre Pietro rimane poco tempo. Il Conforti lo manda alla casa di Vicenza, appena aperta e resa libera dai militari che la occupavano dalla prima guerra mondiale. Vi arriva nel settembre del 1921, al posto di p. Antonio Sartori, che partiva per la Cina. L'anno scolastico inizia con 26 allievi, le casse vuote e debiti in aggiunta.

Padre Pietro ripensa all'amico cinese Lo-Pahong, dal quale aveva appreso la devozione a san Giuseppe. Colloca una statuetta del santo in una saletta, sotto il portico, presso il porto ne di entrata. Sotto si leggeva la scritta: "San Giuseppe, pensateci Voi". Ai suoi piedi era collocato un piattino; al suo interno c'era sempre qualcosa: chicchi di riso, un po' di farina, due fagioli, una patata.

Alla maestra Melania di Castelnovo ne' Monti (R.E.), benefattrice e figlia spirituale, egli scrive: "Vedesse come l'economo provvede bene!". Arriva perfino qualche carro di roba e così anche i poveri che bussavano alla porta ricevevano pane fresco tutti i giorni.

Formatore di apostoli

Padre Pietro si dedicava alla formazione spirituale degli allievi. Al mattino si inginocchiava per primo in chiesa, in attesa dei ragazzi; leggeva loro qualche pensiero che poi sviluppava e li interrogava per assicurarsi della loro attenzione; animava la Messa.

Incoraggiava la devozione a Maria e non dimenticava san Giuseppe; il rosario veniva recitato in chiesa. Alla Vergine affidava gli apostoli in erba, che ogni 15 giorni, in lunga fila, salivano a monte Berico. A p. Pietro spettava, immancabile, la benedizione della mensa, un'occasione per dare qualche notizia o tirata di orecchi ai suoi studenti.

In bici, con la corona

Ma dove si recava p. Uccelli, in bici, al mattino e al pomeriggio, con la corona del rosario fissata al manubrio? Chi e come intratteneva nella famosa stanzetta sotto il porticato? Suor Lucietta, infermiera dell'ospedale di Vicenza, attesta che egli faceva visita ai malati due-tre volte la settimana, per non parlare delle case di cura.

Non trascurava gli amici e i benefattori che ricolmava di attenzioni.  E quanti ha confortato, indirizzato, aiutato, anche con denaro, e quante grazie ha ottenuto con la sua boccetta d'acqua santa! A quell'acqua egli attribuiva i prodigi.

Padre Uccelli pensava che la sua sosta a Vicenza sarebbe stata breve; durò 33 anni, fino alla sua morte. Solo a 70 anni suonati gli diedero un successore. Gli ultimi anni non usciva più in bici, ma l’economo della casa l’accompagnava in camioncino. Due operazione d’ernia lo avevano prostrato e confinato in stanza. Il superiore, p. Giovanni Zotti, lo assisteva con affetto e premura, come fosse suo papà.

Il pellegrinaggio continua

Padre Pietro si spense venerdì 29 ottobre 1954, come una candela. Aveva 80 anni compiuti. La salma fu posta nella saletta degli ospiti. Per due giorni si avvicendò un pellegrinaggio incessante.

Le esequie avvennero nella chiesa di san Rocco, in città; poi la bara ritornò, fra una marea di popolo, alla chiesetta di san Pietro d' Alcantara, all'Istituto saveriano, e là fu tumulata.

Da allora la processione dei devoti non ebbe mai termine: lo testimoniano i numerosi quaderni di firme, di suppliche e di grazie ricevute. Trascorsi quasi 50 anni, i saveriani si sono rivolti a mons. Pietro Nonis, vescovo di Vicenza, per introdurre la causa di beatificazione. Iniziata il 3 dicembre 1997, è ora a Roma, in attesa di un miracolo come attestato per la beatificazione.



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