Padre Franceschetti dal Camerun
Sento il vociare degli allievi nel cortile della scuola. Le nostre scuole si riempiono di ragazzi perché, nonostante le difficoltà economiche, si crede alla vita. E perciò ogni anno si presenta l’esigenza di nuove aule scolastiche.
Il futuro del Camerun passa proprio da qui: dalle scuole e dalle giovani forze che irrompono.
Ma si tratta anche di presentare a questi ragazzi dei modelli “credibili” e dei valori che costruiscono l’uomo e non lo distruggono. Cercheremo di assicurare una nostra maggiore presenza non solo nelle “nostre” scuole, ma anche nelle altre.
Ho partecipato a una riunione dei genitori degli allievi del quartiere. Mi ha stupito la massiccia partecipazione e la vivacità degli interventi. Il direttore ha fatto presente le difficoltà dovute alla mancanza di strutture: non c’è acqua, non c’è elettricità, non ci sono ambienti adatti per le ricreazioni…
Ma l’attenzione è stata attirata dalla disposizione del ministro: tutti gli allievi, anche delle scuole elementari, devono presentarsi con un cartellino appeso al collo, che manifesti la loro identità e devono essere “frugati” prima di entrare. Questa norma è dovuta al fatto che nel nord Camerun i Boko Haram hanno compiuto attentati servendosi di bambini… Siamo arrivati a questo punto! Ci vuole pazienza e coraggio.
p. Benigno Franceschetti, sx - Bafoussam, Camerun.







