Padre Bramati: Cinquant’anni in Sierra Leone
“Sono pronto a ripartire ancora”
Padre Nazzareno Bramati, a Roma per un periodo di riposo e di cure, ha approfittato per celebrare il 50° anniversario di vita missionaria in Sierra Leone. Ottant’anni a novembre, ma non sembra abbia l’intenzione di fermarsi...
Ringrazio il Signore per tutti i benefici che ha dato a me e a voi. Lo ringrazio, in modo particolare, per il dono della vocazione missionaria. La vocazione vuol dire chiamata. Il Signore chiama chi vuole. Il Signore chiama sempre e ovunque; chiama a tutte le età.
Mi ha chiamato a seguirlo, non solo come cristiano e religioso, ma anche nella predicazione del vangelo. È una grande grazia rispondere alla chiamata del Signore, ma non tutti lo fanno. Se uno non è pronto ad abbracciare tutto quello che il Signore gli offre, facilmente rifiuta la chiamata e l’offerta.
Siamo inviati speciali
Il giorno di Pasqua, il Signore risorto appare nel cenacolo dove gli apostoli erano riuniti a porte chiuse. Disse loro: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”. Il Padre ha mandato suo Figlio in questo mondo proprio per salvare noi peccatori, non per condannarci.
E il Signore ha mandato gli apostoli nel mondo a fare quello che aveva fatto lui, che è morto e risorto per noi. Quella degli apostoli non è stata un’iniziativa personale.
A noi è stato detto di fare la stessa cosa: andare e predicare il vangelo a tutti. Se i missionari non seguono questa strada, non sono più fedeli a Cristo. Non è un’iniziativa personale, ma un dovere dato alla persona che ha deciso, con la forza della grazia, di seguire il Signore.
Per il primo annuncio
Noi missionari andiamo a fare il primo annuncio del vangelo a chi non lo conosce ancora. Che cosa significa? Prima di tutto, è un invito: “Pentitevi e cambiate vita, miglioratela!”.
Il primo annuncio è dato a tutti, piccoli e grandi, nessuno escluso. Troviamo chi è aperto e chi è chiuso; chi è pronto e chi no; chi non ne vuol sapere e chi è indifferente perché non capisce. La buona novella è per tutti, anche se non tutti la accettano con gioia.
Compito del missionario è anche quello di “tirar su” questa gente e far loro capire il vangelo attraverso la carità, la scuola, l’istruzione. L’educazione umana e lo sviluppo sono cose importanti e fanno parte dell’attività missionaria. Come possono capire il vangelo dell’amore se noi non dimostriamo il vangelo con le opere della carità?
Seminare bene
Qualcuno ha accusato i missionari di curare troppo il lavoro nelle scuole. Ma la formazione è importante per diventare cittadini e cristiani responsabili. Nessun agricoltore semina a vanvera. Il seminare è per raccogliere, non per disperdere il seme. Il terreno va preparato con l’istruzione scolastica e con il catechismo.
Con gli aiuti che riceviamo, sosteniamo la scuola e l’istruzione dei giovani, che altrimenti non ce la farebbero a causa della povertà delle famiglie. Il vangelo va spiegato in modo spicciolo perché sia alla portata di tutti. Tutto aiuta per poterlo recepire e mettere in pratica. L’istruzione è importante per preparare la strada alla fede che entrerà nei cuori attraverso l’ascolto della Parola di Dio.
La goccia di miele
Io non ho dato mai la fede a nessuno, perché la fede è un dono del Signore. I missionari, i sacerdoti, i genitori e gli insegnanti preparano la strada all’annuncio del Signore. A questo lavoro il Signore mi ha chiamato e da 50 anni ho cercato di farlo sempre. Che metodo ho usato?
San Francesco di Sales diceva: “Si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto”. Con l’amore si aprono le strade più impossibili e si ottiene quello che si vuole. La Sierra Leone è detta la “tomba dell’uomo bianco”. La vita è in mano a Dio. Il Signore sa quando è ora di finire. Da parte mia, io sono pronto a ripartire e ricominciare a preparare la strada perché la fede entri nei cuori di tanti fratelli e sorelle nel mondo.








