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Gentile direttore,
mi pare che l’ultimo viaggio del papa in Kazakistan per il Congresso con i responsabili delle religioni mondiali e tradizionali sia passato un po’ sottotraccia, rispetto all’importanza dei temi trattati. Non trova? Luigi, Schio (VI) 

Caro Luigi, ha ragione. Ad esclusione dei soliti e attenti canali mediatici specifici, il viaggio in Kazakistan del Pontefice ha avuto meno copertura rispetto ad altri eventi. Chissà se la campagna elettorale o il lungo commiato alla regina Elisabetta abbiano distolto un po’ l’attenzione. Pace, dialogo, unità, armonia come quella originata dalla dombra (strumento tradizionale kazako) sono alcune delle parole chiave che Francesco ha pronunciato durante i suoi discorsi. Interessanti sono le considerazioni sulla libertà religiosa. “È un diritto fondamentale, primario e inalienabile, che occorre promuovere ovunque e che non può limitarsi alla sola libertà di culto”. Altri due concetti importanti sviluppati dal Papa sono eredità e promessa. “Da una parte, una Chiesa eredita sempre una storia, è sempre figlia di un primo annuncio del Vangelo, di un evento che la precede; dall’altra parte, essa è anche la comunità di coloro che hanno visto compiersi in Gesù la promessa di Dio e, da figli della risurrezione, vivono nella speranza del compimento futuro. L’eredità del passato è la nostra memoria, la promessa del Vangelo è il futuro di Dio che ci viene incontro”. E poi, ovviamente, la Dichiarazione finale del Congresso in cui si afferma che l’estremismo, il radicalismo, il terrorismo e ogni altro incentivo all’odio, all’ostilità, alla violenza e alla guerra non hanno nulla a che fare con l’autentico spirito religioso e devono essere respinti nei termini più decisi possibili. Tre parole caratterizzano la Dichiarazione: pace, che non è semplice assenza della guerra, ma è opera della giustizia che scaturisce da una fraternità da testimoniare, predicare, implorare; donna, perché essa dà cura e vita al mondo e per questo va protetta nella sua dignità e coinvolta maggiormente nella società; giovani, messaggeri di pace e unità di oggi e domani che si contrappongono a un presente vecchio e chiuso ai loro sogni e che devono essere ascoltati per costruire un mondo pensando a loro.
Forse, la Conferenza stampa sull’aereo di ritorno dal viaggio in Kazakistan ha fatto più eco rispetto a tutto il resto.



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