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P. Pansa: con tutto il cuore, fratello tra i fratelli

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Dall’omelia funebre pronunciata da p. Franco Benigni al funerale di p. Angelo Pansa, a Mozzo.   

Era il 1º ottobre 1978 quando p. Angelo predicò alla mia prima Messa. Allora non avrei mai pensato che, a mia volta, avrei parlato alla sua ultima Messa. In particolare, desidero ricordare qualcosa della sua lunga vita.

La Vocazione. P. Angelo era nato, il 21 novembre 1931 a Borgo Palazzo, in una famiglia che viveva del suo lavoro e della sua fede. È battezzato il giorno dopo nella chiesa di S. Anna. Cresce in un’epoca che viveva intensamente l’ideale missionario di annuncio del Vangelo. I papi di quell’epoca, Benedetto XV e Pio XI, avevano scritto due importanti encicliche missionarie (Maximum Illud e Rerum Ecclesiae). L’opera missionaria, dicevano le due encicliche, è obbligo di amore verso Dio e verso il prossimo e interessa tutti i fedeli che sono chiamati a pregare in favore delle missioni. Angelo fa di più: aveva solo 11 anni e offre tutta la sua vita… Erano gli anni difficilissimi della Seconda Guerra Mondiale. Eppure, nonostante questo, nel 1943 entra nella casa saveriana di Vicenza. Dopo l’8 settembre 1943, per l’insicurezza dei tempi, i seminaristi sono rimandati alle loro case. Torneranno nell’autunno 1945. Quando aveva 17 anni, in una chiesetta a pochi chilometri da Ravenna, nel giorno dedicato al Nome di Maria, promette a Dio di vivere per sempre in castità e in comunità con altri fratelli sotto la guida di un padre. Ed è stato davvero fratello tra i fratelli. A Piacenza, il 17 marzo 1956, il vescovo gli consegna il calice e la patena, unge col crisma e lega con le bende le sue mani, così com’era l’uso d’allora. E Angelo, in ginocchio con le sue mani in quelle del vescovo, promette alla chiesa di essere suo fedele servitore per sempre. Quale grande emozione dev’essere stata per papà Giovanni e mamma Giuseppina!

La Missione. La vita di ognuno di noi è inscritta nel contesto della storia. In quegli anni, Papa Pio XII, di fronte alla rapida conclusione del dominio coloniale, vedeva necessaria e urgente un’efficace azione evangelizzatrice. Angelo, aveva 27 anni, parte, inviato dalla congregazione saveriana, nell’allora Congo Belga. Era il 1958. Due anni dopo, il paese troverà l’indipendenza ed ora si chiama Repubblica Democratica del Congo. P. Angelo vi rimarrà fino al 1967. La sua forza giovanile, il suo spirito d’avventura e il suo entusiasmo ad oltranza, giovano all’evangelizzazione delle missioni che i saveriani andavano fondando. Il suo coraggio, la sua dedizione e la sua iniziativa salvano vite umane. Le testimonianze dei confratelli ce lo ricordano, così come il libro “Quinto comandamento”. Tornato in Italia, a 36 anni riparte per un’altra missione: l’Amazzonia. Vi rimarrà circa vent’anni. Era terminato il concilio Vaticano II e si iniziava un modo nuovo di essere e fare chiesa, in cui prima viene il popolo e poi, al suo servizio, le guide; una chiesa che non considera sé stessa detentrice di privilegi salvifici ma è consapevole che molte sono le vie che il Signore sceglie per portare tutti alla salvezza. Iniziava quel modo nuovo di fare teologia conosciuta come Teologia della Liberazione. Ebbene, tutto questo ha forte impatto su p. Angelo. In Amazzonia, scopre una dimensione nuova della missione, quella che la Laudato si’ di papa Francesco molti anni dopo indicherà come “conversione ecologica”. P.  Angelo Pansa ha il coraggio di testimoniare lo sterminio degli abitanti della foresta amazzonica, meritandosi la nomina di “Testimone permanente del Tribunale dei popoli”.

Chi era Angelo Pansa? P. Angelo è stato superiore dei saveriani in Amazzonia dal 1972 al 1977 e poi membro della Direzione Generale dal 1977 al 1983. Angelo è stato le mani e i piedi, la voce e le forze, ma soprattutto il cuore di Cristo per le persone che ha incontrato. Era un uomo profondamente buono, animato da un intenso spirito di preghiera, con un grande senso del dovere. Negli esercizi spirituali che ci predicò 44 anni fa, di cui ho ancora gli appunti, ci invitava ad amare sempre come aveva fatto Gesù, a vivere ogni giorno come un’offerta al Signore e al prossimo, ad essere fedeli alla nostra coscienza anche a costo della vita!




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