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P. Palmiro Cima, missionario leggendario

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Continuiamo la presentazione e il ricordo dei Saveriani cremonesi, vivi e defunti. In questo numero è la volta di p. Palmiro Cima, con un estratto dal memorandum redatto da p. Faustino Turco e qui sintetizzato grazie al lavoro prezioso di Paola Marinoni.

Palmiro nasce a Cremona, il 4 ottobre 1931. La gran parte degli studi di base li segue nel Seminario della diocesi di Cremona. Tuttavia, sente fortemente il desiderio di diventare missionario. Gli viene consigliato di rivolgersi ai Saveriani. Durante il percorso formativo con loro, come per farsi aiutare nel cammino della virtù, cerca di imitare san Gabriele dell’Addolorata (1838-1862). I compagni di noviziato lo chiamano pure san Gabriele, per l’impegno messo nell’imitazione di questo giovane santo religioso.

Dei suoi formatori, ne ricordava soprattutto due: p. Danilo Catarzi e p. Eugenio Morazzoni. In una testimonianza, Palmiro parla così del primo: “Mi colpiva molto il modo con cui Catarzi presentava il missionario, colui che prepara il terreno, le strutture e le persone per far fiorire la vita ecclesiale. Ringrazio il Signore che me l’ha fatto ritrovare in Congo, come vescovo a Uvira”. Quanto a p. Eugenio Morazzoni, Palmiro aveva ereditato l’amore per lo studio, la preghiera, la vita di ascesi come semplicità, costanza e solidarietà verso i poveri.

Palmiro fa la professione perpetua a Parma il 5 novembre 1952. È ordinato presbitero a Piacenza il 16 marzo 1957 e celebra la Prima Messa nella Parrocchia di Sant’Abbondio a Cremona il 19 marzo 1957. Il primo incarico è stato nella comunità di Vicenza, conosciuta dai cittadini come luogo delle “Missioni Estere” e come comunità dove il ricordo del venerabile padre Pietro Uccelli, morto tre anni prima, era ancora molto presente. Nel 1962, i superiori gli chiedono di prepararsi a partire per il Congo.

Palmiro arriva ad Uvira il 10 novembre 1962, l’anno dell’erezione della nuova Diocesi, dell’ordinazione del vescovo, della fondazione del Centro di formazione catechistica di Kalambo e dell’inaugurazione del Concilio Vaticano II. Un periodo ecclesiale fervoroso, in un tempo sociopolitico che lasciava intendere una burrasca imminente, in un Paese appena diventato indipendente e alle prese con movimenti nazionalisti e la ribellione mulelista. Il 1° luglio 1963, padre Cima si inserisce nella vasta missione di Kiringye e ricorderà Kiringye come il suo primo amore, perché è stata la missione dove ha dovuto “adattarsi”, rischiare la vita, soffrire vedendo le ingiustizie.

L’anno 1964 inizia con la rivolta di Mulele, leader rivoluzionario dei Simba. In questo contesto avviene la morte a Baraka e Fizi, il 28 novembre 1964 dei Servi di Dio fr. Vittorio Faccin, p. Luigi Carrara, p. Giovanni Didonè e l’Abbé Albert Joubert. Anche padre Cima fu catturato, incatenato, picchiato e portato in Burundi con l’ordine di non mettere più piede in Congo.
Nel gennaio 1966 inizia, in modo esplorativo, la sua missione a Baraka di cui ricordava soprattutto tre avvenimenti principali: il recupero delle salme dei martiri, le pratiche effettuate per cercare di mettere in salvo i due confratelli ostaggi dei mulelisti a Nakiliza per 30 mesi e l’organizzazione pastorale per una rinascita del fervore missionario.

Dopo gli anni di Baraka, Palmiro esercita il ministero alla cattedrale di Uvira e nel 1980 inizia un nuovo capitolo della missione in Congo dove si occupa dei villaggi della vasta missione di Kidote. Nel 1990 arriva a Mpasa II, nella periferia sud della capitale, nei pressi dell’aeroporto e, l’anno successivo, si forma la prima comunità saveriana a Kinshasa. Uno dei collaboratori laici di Mpasa II lo ricorda così: “Palmiro non è una persona ordinaria, né un prete come gli altri. Tutti sanno che quando Palmiro ha una convinzione, ci va diritto senza guardare indietro, a volte mettendoci tutte le forze che Dio gli ha dato, fisiche e mentali. Durante tutti i numerosi lavori svolti (costruzioni, acquisto di terreni, pozzi d’acqua) accendeva la candela davanti alla statua di san Giuseppe e scriveva un’intenzione particolare deposta ai piedi dell’immagine sacra”.

Nel frattempo, la situazione sociopolitica dello Zaire stava degenerando con drammi enormi, ma p. Cima riesce a fondare la parrocchia di Santa Lucia. Nel 1998, Giacomo, suo fratello maggiore allora settantenne, decise di passare due mesi come missionario laico accanto a p. Palmiro. Trascorsero assieme, nella parrocchia di Santa Lucia, gli agghiaccianti giorni in cui i ribelli hanno più volte minacciato la loro vita. Era la guerra civile che oppose a Kinshasa la fazione dei ribelli, ruandesi e filo-ruandesi, contro i soldati dell’esercito del presidente Laurent Kabila.

Nel 2010 Santa Lucia passa nelle mani del clero diocesano. Palmiro si ritira in una residenza adiacente alla canonica dove rimarrà fino alla sua morte, il 13 aprile 2021. Di lui resta, in tutti, il ricordo di un missionario “leggendario”.



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