P. Montesi: Formiamo una casa comune per tutta l’umanità
Intervista al saveriano p. Giovanni Montesi, tornato in Camerun
Padre Giovanni Montesi, saveriano marchigiano, è tornato in Camerun, dopo un breve periodo di riposo. Prima di partire ha rilasciato un 'intervista per Voce Misena, bollettino della Diocesi di Senigallia. Volentieri pubblichiamo questa testimonianza missionaria per i nostri lettori.
Caro padre Giovanni, stai per tornare in Camerun. Cosa ti aspetta laggiù?
Mi aspetta un cambio. Ho concluso il mio servizio di responsabile della comunità dei giovani studenti saveriani di teologia e della parrocchia di Yaoundè'. Ho già presentato ai confratelli e alla gente il mio successore, un saveriano congolese.
Sono contento di partire per la città di Douala, la più grande del Camerun. Lavorerò in un quartiere di periferia che conta 120.000 abitanti, senza alcuna presenza pastorale. Una situazione davvero missionaria. La missione riparte di nuovo!
Qual' è la situazione in Camerun dal punto di vista cristiano?
Fino a tre mesi fa mi trovavo in un quartiere alla periferia di Yaoundè, la capitale del Camerun. Un quartiere di 35.000 abitanti, con una presenza cristiana di 15.000 fedeli. Posso dire che c'è una crescita quantitativa e qualitativa della comunità.
La priorità pastorale è l' accompagnamento delle Comunità ecclesiali di base, che realizzano il valore della "Chiesa come famiglia", un valore caro alla tradizione africana. Abbiamo 16 comunità di base, sparse nel quartiere. Anche le associazioni, i movimenti, i gruppi di giovani e di adulti partecipano a questa dinamica. Ogni anno un bel numero di catecumeni giovani e adulti entrano a far parte della comunità.
Come và in campo economico-sociale?
In questo settore, purtroppo, non c'è miglioramento. Anzi, la vita delle famiglie è più dura oggi di dieci o quindici anni fa. In questi anni, per soddisfare alle misure di aggiustamento strutturale volute dal Fondo Monetario Internazionale, la gente ha visto la riduzione dei salari.
Invece i prodotti importati, come le medicine, sono saliti di prezzo. Anche le nostre Caritas locali non ce la fanno più a rispondere ai bisogni.
Cosa pensano i tuoi cristiani e la gente in Camerun dell'Italia?
Alcune volte mi dicono: "L'Italia fa parte del G8, il gruppo dei paesi ricchi vincenti ... Perché non tengono conto di noi? Il prezzo del cacao che esportiamo ci viene imposto da loro; il prezzo delle medicine che dobbiamo importare ci viene imposto e non si discute! Anche i paesi cristiani applicano la legge del più forte!" La gente apprezza, invece, l'associazione Mondo Giusto di Monza che promuove una cooperativa di 1.200 coltivatori di cacao, ottenendo un contratto favorevole con la ICAM di Lecco, azienda trasformatrice di cacao.
Sono informati anche della solidarietà di tante famiglie cristiane in Italia e del gruppo di Senigallia.
Con l'esperienza missionaria che hai, cosa pensi della nostra situazione qui in Italia?
Non mi è facile rispondere, dato il poco tempo della mia permanenza. Ma ho l'impressione di un grande benessere, di un tenore di vita che si concede molto al di sopra delle possibilità sostenibili, e non si rende conto di ciò che è pagato da altri! Avverto pure una tendenza a chiudersi, a difesa dei propri interessi, a scapito della solidarietà, con il rischio di escludere gli altri dalla propria vita.
E la chiesa italiana? cosa ti pare della sua missionarietà?
I contatti avuti con amici, gruppi, parrocchie impegnate sul fronte della missione mi hanno rincuorato. Ho sentito parlare di ascolto e riscoperta del vangelo, di consumo critico e consapevole, di bilanci di giustizia, di banca etica, di campagne a favore della società civile in Africa ...
Mi ha rincuorato molto: anche tutta questa gente fa parte della chiesa italiana.
Ci farebbe piacere avere un tuo messaggio, da conservare nel cuore.
Un messaggio semplice e schietto. Rimettiamoci in ascolto della Parola, del vangelo del Signore! Facciamolo all'interno di un gruppo, di una comunità, per sostenerci a vicenda e per avere un impatto più forte nell'ambiente. Offriamo al mondo di oggi, spaccato in due, Nord e Sud, un di più di responsabilità e di servizio. Senza chiuderci in Europa.
Formiamo con tutta l'umanità una casa comune, la grande Famiglia di Dio. Il discorso della testimonianza cristiana e del1' economia a servizio dei bisogni dell'uomo, va fatto per tutti!






