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P. Milani e la scuola di canto, ...al Sacro Cuore di Parma

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A poco meno di un anno dalla scomparsa di p. Roberto Beduschi, è morto anche p. Domenico Milani: un altro pezzo della storia del "Sacro Cuore" ci ha lasciato.

Giovane prete e saveriano doc, fu vice parroco al Tempio per otto anni, dal 1947 al 1955: erano gli anni della "ricostruzione". Divideva il suo tempo e la sua attività di cappellano con gli impegni strettamente saveriani.

Una passione contagiosa

2008 8 Milani1I ricordi di chi lo ha conosciuto si affollano alla mente, ma appartengono all'intimo dei rapporti personali, difficili da "raccontare". L'amicizia non si racconta, si vive; e i ricordi restano nel cuore. Ci sono cose, però, che è bello rievocare, perché accomunano tanti di noi che allora erano ragazzi, affascinati da quelle figure di saveriani che vivevano in mezzo a noi, comunicandoci il loro entusiasmo e il loro spirito di missionari in attesa di partire. E di p. Milani mi sembra bello ricordare la sua contagiosa passione per la musica e il canto.

Subito al suo ingresso al Tempio come cappellano, egli si trovò a collaborare con p. Italo Paulon, allora assistente dei ragazzi e giovani di Azione cattolica, nel progetto di una scuola di canto. Qui Domenico rivelò la sua particolare sensibilità musicale e la sua capacità didattica. Padre Milani fu veramente l'anima del "canto di chiesa": aveva la profonda convinzione che in una comunità la lode del Signore passi necessariamente attraverso le voci dei credenti che si uniscono in una preghiera corale.

Vulcanico e travolgente

Nel numero di settembre-ottobre 1947 di Voce amica, il bollettino parrocchiale di allora, p. Milani lanciò ai giovani e ai ragazzi di Azione cattolica un appello vibrante che si intitolava Voce del verbo cantare: "Noi intendiamo che nella ripresa di fervore e di vita per la nostra parrocchia entri anche un programma di canto sacro. Sceglieremo un gruppo di piccoli cantori che renderanno più belle le nostre funzioni. E resterà così dimostrato che la parrocchia del Sacro Cuore ama ormai tanto il Signore da dover esprimere questo suo amore nella forma più adeguata e sublime: il canto". L'appello diede frutti. La "schola cantorum" nacque e fiorì. Le Messe delle grandi solennità erano cantate alternativamente dal coro maschile e da quello femminile.

Vulcanico e travolgente, con il suo entusiasmo sprizzava simpatia. E quando p. Domenico partì per la missione lasciò dietro di sé una lunga scia di amicizie che ritrovò intatte al suo ritorno in Italia. I tanti parrocchiani del "Sacro Cuore" che con il loro affetto lo hanno accompagnato in questi ultimi anni, oggi ne piangono la morte, ricordando in lui un missionario, un saveriano, un amico carissimo.



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