P. Giulio Simoncelli, unità di cuori e di gioia
Giulio veniva con suo fratello Luigi a trovare la mia famiglia, che dal paese si era trasferita per lavoro a Milano. Lui è stato all’origine della mia vocazione missionaria. Portavano un salame nostrano, due bottiglie di buon vino e, naturalmente, s’intonavano insieme i canti di montagna. Mi dicevo che, se diventando missionario si è così pieni di gioia, valeva la pena provare. Così, quando mio papà mi ha chiesto dove volevo iscrivermi per le medie, subito ho detto ad Alzano.
In teologia, p. Fiorenzo Raffaini doveva aspettare un anno per il presbiterato. Gli avevano proposto un anno di missione e poteva essere accompagnato da qualcuno. Lui ha chiesto a me e io gli ho proposto il Congo dove c’era mio zio Giulio. È stata un’esperienza bella e significativa. Ho riabbracciato lo zio dopo i 5 anni e mezzo di animazione vocazionale a Vicenza. Completato lo studio della lingua swahili, sono stato destinato alla missione dove lavorava Giulio che mi ha introdotto alla pastorale missionaria nella tribù dei Lega, che lui aveva cominciato a conoscere a Mwenga con suo fratello Luigi e di cui ha scritto un libro. Anni bellissimi e intensi in foresta, con gente che ho iniziato ad amare e con cui ho concluso la missione nel 2007 a Shabunda.
Per le vacanze ci trovavamo insieme al nostro paese di nascita, Valbondione, dove mio papà si era trasferito dopo la pensione. Unità di cuori e di gioia con Giulio che in mia mamma ha trovato la sua seconda mamma e poi, quando lei ci ha lasciato, mia sorella Anita è stata la sua terza mamma. Quante chiacchierate sia nei safari in missione che durante le vacanze. La parentela si è trasformata in amicizia profonda e sempre gioiosa anche nelle difficoltà della vita. Volevo andare a trovarlo con due miei cugini, ma lui ha pensato bene di partire verso il Cristo che l’avrà accolto insieme a Maria di cui era devotissimo.
P. Giulio ha scritto molto, non solo sulla tribù che lui ha più amato, i Warega, ma anche riflessioni spirituali che immancabilmente mi spediva. Arrivando in cielo, avrà abbracciato anche la sua mamma Virginia per cui ha scritto una bellissima poesia. Grazie Giulio per tutto quello che sei stato per me e per quelli che hai amato. Ti affido il compito di starmi e starci vicino. Volevi essere sepolto vicino a tuo fratello Luigi e così è stato ed è per quello che hai voluto restare in Congo fino alla fine. Riposa in Pace, Tuo Virginio!







