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Un altro tarantino si affaccia su questa pagina. Padre Stefano è infatti nato a Massafra, ma ben presto è passato nel cuore di Taranto e qui, in seguito, farà i primi passi per una fondazione saveriana. Quando si pensa ad un missionario, lo si immagina in cammino. E, se per ogni missionario il verbo più comune è quello di andare, per p. Stefano lo è un po' di più: non solo geograficamente, ma anche per passare da una attività all'altra. Anche p. Stefano è stato riluttante alle mie sollecitazioni a raccontarmi qualcosa di sé, e, quando finalmente ha ceduto, quasi per non sentirsi in colpa, ha scritto in terza persona e non ha firmato. Però, vi garantisco, è proprio p. Stefano che parla di se stesso.

p.Agostino

La vocazione

La vocazione missionaria di p. Stafano nacque a s. Francesco di Paola, dove egli visse la sua fanciullezza. Frequentava tutte le liturgie con assiduità ed ebbe come direttore spirituale Saverio Salamina. A quei tempi il gruppo dei giovani era fiorente in parrocchia. Insieme con l'Azione Cattolica, era forte l'Associazione degli Scouts, il famoso Taranto 8°. Stefano Coronese era uno dei più attivi. Lo scoutismo rafforzò il proposito di vivere la ''fraternità universale". Ebbe come assistente un altro sacerdote, don Giovanni Zappimbulso. Stefano rappresentò lo scoutismo tarantino al Jamboree d'Austria nel 1951.

Poi parti. Lasciò improvvisamente tutto e tutti. L'esca fu il giornaletto saveriano per i ragazzi "Voci d'Oltremare". La preparazione culturale e spirituale lo condusse nelle varie Case di formazione dei Saveriani. Il 28 ottobre 1962 fu ordinato sacerdote a Parma, Casa Madre dei Saveriani.

Prima destinazione

Il primo campo di lavoro affidatogli fu quello nello CSAM, il Centro Saveriano delle stampe. Gli dettero da dirigere proprio ''Voci d'Oltremare", poi soppresso, e "Missionari Saveriani", il presente giornale nelle vostre mani. Allo CSAM ebbe modo di conoscere le nostre missioni attraverso gli articoli, le foto e i missionari di passaggio. Fu lì che maturò il desiderio di essere inviato in Indonesia, quando sarebbe giunto il suo turno.

Intanto riagganciò i contatti con lo scoutismo sia a Parma, dove collaborò con don Tonino Moroni, sia a Milano, dove lo volle per un breve periodo, mons. Andrea Ghetti. Il lavoro di redazione non lo tratteneva sempre a tavolino. In quegli anni '60 p.Stefano visitava i Seminari regionali a Salerno e Reggio Calabria, partecipava alle Mostre come quella di Venezia, teneva ritiri, incontri, conferenze ai giovani nel modenese e dovunque c'erano delle richieste.

La missione

Nel giugno del 1968 finalmente fu mandato in missione. Poté vedere con i suoi occhi il mondo sognato dell'Arcipelago di Sandokan, Indonesia. Dopo l'anno per lo studio della lingua indonesiana, fu mandato nelle isole Mentawai, al largo di Sumatra nell'Oceano Indiano. Qui dovette cominciare ad imparare un'altra lingua. Lo studio mentawaiano lo spinse ad approfondire i costumi e la cultura di questa etnia, che aveva conservato da secoli le sue tradizioni.

Le ricerche sul campo lo portarono in seguito nelle biblioteche di Jakarta, in Olanda, a Basilea. Il frutto di queste ricerche fu pubblicato in un primo libro "La civiltà primitiva", uscito nel 1973 e "Una religione che muore", edito alla fine degli anni '80.  La vita missionaria in queste isole richiedeva sacrifici e disagi per i viaggi sia sui fiumi che sul mare, come a piedi nei sentieri spesso fangosi della foresta, per raggiungere i numerosi villaggi da visitare periodicamente.

La radio

Agli inizi degli anni '80 fu incaricato come direttore diocesano di Padang, a Sumatra, delle comunicazioni sociali. Aveva da pensare alla rivista diocesana "Gema Keuskupan", alla radio "Dirgan Bravo", che trasmette per un raggio di 100 Km notizie anche cattoliche in una zona a forte densità musulmana, a partecipare agli incontri nazionali dei delegati diocesani, a dirigere corsi elementari di giornalismo. Fondò una rivista "Laggai Simaeru", in lingua mentawaiana, dove serve la popolazione di quelle isole, abbandonate da secoli.

Con i sussidi ottenuti dalla Misereor diresse per intero la stazione radio, ne rinnovò l'antenna e l'attrezzatura, preparò il personale, qualificandolo nel settore, ne lasciò i mezzi in mano agli stessi operatori locali. Ora la radio continua sicura il suo ruolo di "evangelizzazione" attraverso l'etere, affiancando la Chiesa.

La fondazione

Prima di partire per l'Indonesia, p. Stefano fu incaricato di cercare il modo di un insediamento saveriano nella nostra città. Fu ospite nel 1966 per alcuni mesi a s. Antonio, accolto molto amorevolmente dall'allora parroco don Angelo d'Ettore. Lì conobbe molti sacerdoti, tra i quali don Cotugno, i fratelli don Marzia, don Costantino, mons. Vojello, don Franco Semeraro. A quei tempi in s. Antonio veniva l'élite della città. C'era un fiorire di gioventù. Aprì in via Mazzini un locale, dove mise stabilmente una mostra d'arte orientale.

Fu quello un punto di incontro per farci conoscere da tanta gente. Insieme con p. Zamparo, venuto dal Giappone, e p. Zotti, col suo galletto, si misero le basi per un collegamento con Ostuni, Taurisano, Martina Franca. Le sorelle Monaco erano disposte a concedere un terreno per l'edificazione dell'Istituto Saveriano proprio a Lama, dietro il distributore della Fina, che ora non c'è più Non se ne fece niente allora, perché p. Stefano partì per la missione. Ma dieci anni dopo l'idea fu ripresa ed ora è una realtà.

Venendo a noi

Tornato dall1ndonesia p. Stefano non si è fermato. Dopo tre anni in Calabria per dare una mano a p. Canizzaro, il primo Saveriano delle Mentawai, è stato alcuni mesi a Roma a lavorare nell'OPAM, l'opera per l'alfabetizzazione del mondo, tre anni a Zelarino (Venezia) collaborando col Centro Missionario di Padova, due anni in Sardegna nella nostra Casa di Macomer (NU), e da cinque anni si trova in Romagna. Nonostante i suoi settant'anni, non si stanca ancora e spesso lo vediamo ritornare in mezzo a noi, carico sempre del suo entusiasmo di quando era giovane.



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