P. Bongiovanni: Quaresima in Sierra Leone
È bello sapere che c'è qualcuno che ti è vicino. Sono stato da solo, in questi ultimi sei mesi, in mezzo ai ribelli e a tanti soldati dell'ONU. Finalmente i ribelli si sono decisi "ufficialmente" a disarmarsi. Però so bene che alcuni tengono ancora armi nascoste! Avremo pace solo dopo le elezioni del 14 maggio.
Intanto tiriamo avanti con gli occhi aperti, le orecchie tese, il fiato un po' sospeso e con tanta preghiera. Il 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore, abbiamo fatto un pellegrinaggio notturno chiedendo al Signore il dono della pace. Abbiamo camminato – eravamo circa 300 persone – per 35 Km con cinque soste di preghiera-meditazione.
Anche Giorgio, il nostro vescovo, si è fatto i suoi 18 Km. Abbiamo camminato di notte; di giorno con 35 Km sotto il sole significa arrivare con la "zucca" matura. In questi giorni sono arrivati a Makeni anche altri missionari e le suore di Madre Teresa. Sono vissuto tutto questo tempo nella casa dei poveri di Madre Teresa, condividendo cibo e vita: un'esperienza bellissima.
Quanto c'è da imparare dai poveri! Vi domanderete, "Ma perché vivere li in mezzo pericolo?". Premetto che mi giudico né un eroe, né un cretino, ma un povero cristiano che cerca di testimoniare, con le parole e con la vita, che "il Signore è più potente di tutto il male". Ecco il lavoro della Chiesa in queste situazioni eccezionali: essere un agente di speranza, di gioia, di riconciliazione. Giro per le parrocchie animando i catechisti e i capi di Comunità a credere che hanno la Sierra Leone nelle loro mani; la possono migliorare: il Signore e la Chiesa credono in loro.
Concentro il mio lavoro nell'animare i giovani; sono loro le vittime più colpite dalla guerra. Hanno bisogno di ricostruirsi nel perdono. I figli dei ricchi della capitale sono all'estero a studiare. Torneranno laureati e s'imporranno come capi della Sierra Leone, loro che di sofferenza non sanno niente.
Ecco quanto è allora importante per la Chiesa preparare leader del domani, aprire le scuole ai giovani, entrino nelle università e nel mondo in politico e così possano un giorno parlare a nome di chi non sa parlare in pubblico, di chi non sa difendere i propri diritti. Essere un missionario è entusiasmante: questo è il dono che il Signore mi ha fatto.
Vi ho fatto sapere un po' cosa sto facendo: è un lavoro entusiasmante, se non ci credete venite a darmi una mano. Ce n'è per tutti. Ma intanto grazie che mi siete vicini soprattutto con la preghiera. Anch'io non mancherò di fare qualche telefonata al Signore per tutti voi.








