P. Battista Maestrini vicino agli ultimi
Passato l’infausto periodo del Covid-19, la nostra associazione di volontariato AVULSS di Falconara Marittima ha avuto il piacere di incontrare e conoscere p. Battista Maestrini, missionario Saveriano di 85 anni, 37 dei quali trascorsi in Burundi. Con lui si è creato un amabile rapporto continuativo di “servizio spirituale” presso alcune strutture ospedaliere del territorio: Clinica Villa Adria, Residenza Conero, Istituto Visintini, dove sono ospitati malati di Alzheimer, Sclerosi, Demenza senile, bisognosi di terapie riabilitative e dove l’Eucarestia, le confessioni, l’unzione degli infermi, il conforto, sono stati sempre presenti.
Padre Battista presto si trasferirà alla Casa Madre di Parma. Per questo, pur con un sentimento di rammarico, ma ricco di gratitudine, ho pensato di proporre alcune riflessioni su quello che abbiamo vissuto insieme, attraverso una breve intervista.
Chi ti ha offerto la possibilità di avvicinarti a noi per condividere i bisogni spirituali della nostra Associazione di volontariato e toccare con mano le esigenze dei ricoverati spesso fragili e soli?
Un particolare ringraziamento va a p. Emilio Baldin che mi ha affidato la “cura spirituale” di questi malati perfettamente in linea con le scelte preferenziali di Gesù, unitamente ai rimedi medici che la scienza mette a loro disposizione. Questo mi ha ridato energia e forza, nonostante il peso degli anni, per proseguire la mia missione di portare la Buona Novella, capace di dare un senso alla sofferenza, contemplando la croce, segno massimo dell’amore di Gesù per noi.
Poi un ulteriore ringraziamento lo devo al Direttore Generale del Santo Stefano, il professor Antonello Morgantini che mi ha preso sotto la sua ala seguendomi a lungo nei miei personali bisogni terapeutici e riabilitativi con personale altamente specializzato.
Come ti sei trovato con noi volontari e con tutte le persone fragili che hai incontrato in questi anni?
Prima di tutto, ho potuto svolgere questo compito grazie alla disponibilità e generosità di alcuni di voi, di cui sono stato testimone, per una dedizione senza limiti. Sono stato stupito e meravigliato da persone che potevano usufruire del proprio tempo in maniera spensierata, soprattutto dopo la pensione, e che hanno deciso di dedicarsi quasi a tempo pieno alla cura e vicinanza giornaliera dei preferiti dal Signore.
Poi, in confidenza ho ascoltato parole di malati che dicevano: “Non prego per la mia guarigione, ma per fare la volontà di Dio”.
Ti ricordi che non sono mancati episodi simpatici durante l’Eucarestia, come quando nei momenti più significativi, di fronte ad un’assemblea di malati immobilizzati nelle loro carrozzine, tu concentrato nello svolgimento della funzione invitavi i presenti ad alzarsi in piedi, rendendo poi il tutto come un augurio di guarigione. Quindi, il tuo pensiero che ci lega in amicizia profonda e che lascia in noi un segno indelebile qual è?
Come espresso anche prima, l’incontro con persone, in cui certamente abita lo Spirito Santo, che mi hanno permesso di svolgere al meglio la mia natura di presbitero e religioso consacrato e farmi sentire ancora missionario tra voi.








