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A Grafton c’è un centro per poliomielitici e un campo profughi. La guerra è finita da quattro anni, ma loro sono ancora lì e non accennano a tornare nei loro villaggi, distrutti e da ricostruire. Abbiamo preso una casa in affitto: cinque stanze con letti a castello per sedici orfani, più una stanza per una giovane vedova con due figli, che segue la brigata. Abbiamo trovato gli orfani per strada. Li assistiamo con vitto, alloggio e scuola. Li ospitiamo fino a quando riusciamo a trovare qualcuno dei familiari, disposto a prendersi cura di loro.

Avevamo rimandato in famiglia quattro ragazze, riunendole a una loro zia. Dopo una settimana, ce le siamo ritrovate a Grafton, perché le zie non avevano abbastanza per sfamarle, vestirle e mandarle a scuola.

Ogni volta che vado a trovare questi orfani, ho l’impressione che sono troppo silenziosi. I casi sono due: o hanno perso la vitalità dei bambini della loro età, o il trauma della guerra e della perdita dei loro cari li tormenta ancora tanto. Per distrarli, ogni tanto li carico su un camioncino, per una gita al mare o sulle colline. Essere orfani è triste. Essere orfani di guerra è peggio ancora. Aver visto i propri genitori fucilati, poi, è un trauma che rimane per sempre.

Ho ricevuto anche tante altre lettere e ne ricevo ogni giorno di nuove. Tra le ultime, trovo una lettera della signora Jimmy.

“Caro padre, tu sai bene che in famiglia siamo tredici persone. Mio marito non riesce a trovare un lavoro. Io cerco di arrabattarmi qua e là, per poter mantenere i nostri quattro figli e mandarli a scuola. Se tu potessi darci una mano con una somma mensile di circa 150 euro, allora noi potremmo provvedere meglio al vitto e alla retta per la scuola di altri sette orfani, che già abbiamo qui con noi in casa. Ci sono capitati in casa da famiglie che conosciamo. La guerra ha mietuto la vita dei loro genitori, e ora sono qui con noi”.

Ho deciso che devo aiutare gli orfani e Jimmy. Ho deciso che devo aiutare tante altre mamme e tanti altri orfani. Sono tutti figlie e figli di Dio.



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