Ora so che qualcuno vivrà meglio! Viaggio Congo, Burundi
Per il terzo anno, alcuni giovani (undici, in tutto) sono partiti dalla Sardegna per un'esperienza in missione. Non è un viaggio di piacere, ma il frutto di tanto lavoro di animazione missionaria e vocazionale che spinge i giovani a riflettere, a interrogarsi e anche a "vedere" concretamente come i saveriani vivono la missione sul campo.
Martedì 3 agosto 2010. Le valigie sono pronte, un ultimo controllo al passaporto e al libretto della febbre gialla: ci sono. E ci siamo anche noi: Antonio e Marta, padre Roby e io. Possiamo partire! Aeroporto di Cagliari, prima destinazione Roma. La capitale è solo l'inizio, ma è il primo luogo significativo.
Qui incontriamo altri giovani che, come noi, hanno atteso tutto l'anno questo momento: l'allegro gruppo di Salerno! Dopo i saluti, un panino per cena, qualche canto e ballo, arriva l'ora di prendere l'aereo. Con un po' di emozione iniziamo la nostra avventura: partiamo per l'Etiopia per poi raggiungere, con un altro aereo, il cuore dell'Africa: Burundi e Congo. Sono state queste le nostre mete, desiderate e finalmente raggiunte.
L'esigenza di conoscere
Posso dire personalmente di aver realizzato un sogno, quello di partire verso una terra di missione per un breve periodo, con poche aspettative ma con l'esigenza che mi accomuna a tutti gli altri giovani del gruppo: vedere e conoscere da vicino un popolo, un paese di cui abbiamo tanto sentito parlare nel nostro cammino con i saveriani, di cui abbiamo visto foto e filmati ma che sentivamo ancora lontano, quasi rischiando di escluderlo dal nostro piccolo mondo!
Non volendo chiudere una porta troppo difficile da riaprire, con tenacia sono scesa fin là, in quell'Africa che tutti vediamo, ma che poi facilmente dimentichiamo! Non avevo la pretesa di lavorare in ospedali, di insegnare nelle scuole o compiere altri servizi. Lo scopo era quello di mettermi in relazione, come giovane studentessa in cammino di discernimento, con ogni persona che avrei incontrato e fare il pieno delle testimonianze di chi, ogni giorno, dedica la propria vita al prossimo.
Condividere e sperare
Ho avuto il dono di ascoltare e vedere il servizio di diversi missionari e missionarie che vivono da tanti anni in queste nazioni. Dall'Italia non riuscivo a cogliere quanto fosse grande il loro lavoro e il loro contatto quotidiano con la gente e con la sofferenza. Non riuscivo a capire quanto i missionari fossero realmente portatori di speranza e quanto siano parte integrante di un popolo per il quale due verbi sono fondamentali: condividere e sperare.
Avevo bisogno di scendere personalmente là, in Africa, per fare mio tutto ciò che mi era stato raccontato, ma che non mi apparteneva, e ora mi appartiene. Ho fatto miei i sorrisi delle persone incontrate, i loro sguardi consapevoli e profondi che dicono molto più delle parole e che esprimono una profonda gratitudine per aver scelto di conoscerli, per aver pensato che non c'è solo l'Italia. Con loro ho condiviso solo qualche settimana, sufficienti per rendermi conto delle necessità che hanno, unita all'infinita voglia di vivere dignitosamente.
Goccia dopo goccia...
Tornata a casa, ho ripreso la mia vita normale e gli studi all'università. Nulla sembra diverso, ma interiormente molto è cambiato. Sicuramente è aumentato il mio desiderio di una vita speciale, da vivere pienamente e sfruttando al massimo le risorse che ho, rendendone sempre grazie a Dio e condividendole con chiunque mi è accanto qua e... un po' più in là.
Sono consapevole che ogni luogo è più vicino di quanto crediamo; e che nell'unica vita che abbiamo, possiamo aggiungere più di una goccia nell'oceano.
Sono sicura che, goccia dopo goccia, "qualcuno" vivrà meglio e quel qualcuno è sempre molto importante.








