Oceania, continente sconosciuto
Non c'è solo "Luna Rossa"
La difficile, esaltante conquista della Coppa Vuitton da parte del veliero italiano "Luna Rossa" e la successiva sfida all'imbarcazione della Nuova Zelanda "Blak Magic" per la Coppa America nelle acque di Auckland, non solo sono venute a sconvolgere il ritmo delle notti italiane, ma hanno acceso l'attenzione della nostra gente per un mondo lontanissimo, quasi del tutto sconosciuto, quale il continente dell'Oceania.
L'Oceano Pacifico la maggior entità fisica del nostro pianeta, il più ampio degli Oceani, un mare senza fine, che potrebbe contenere 522 volte l'Italia; nel suo seno immenso ci starebbero comodi gli altri due Oceani, l'Atlantico e l'Indiano insieme. A pelo d'acqua emergono qua e là, come zattere solitarie, più di diecimila isole grandi e piccole. A volte questi grumi di terra si elevano in cime altissime, come il monte Wilhelu in Papuasia o il Mauna Loa alle Hawaii, che superano abbondantemente i 4 mila metri. Sotto la coltre delle sue acque si aprono abissi immensi, quali la fossa delle Marianne, profonda 11 mila metri.
Da sempre questo Oceano ha esercitato un influsso misterioso sull'uomo, quasi un richiamo irresistibile per un impressionante numero di navigatori, esploratori, pittori. La descrizione di terre fertili ed ospitali, di donne dolcissime, di popolazioni serene ed innocenti, ha creato un mito, esercitando un influsso misterioso sull'uomo dell'Occidente, quasi un ponte infinito, formato da un susseguirsi di isole che per 17 mila chilometri sembra voler congiungere l'Asia all'America Centrale. Il primo a chiamarlo "Pacifico" fu Magellano, che nel 1520 per la prima volta solcò le sue acque per sfuggire alle tempeste che flagellavano quello stretto. "Pacifico" un termine che non rispecchia la realtà: questo Oceano, che circonda anelli di vulcani e zone sismiche, spesso squassato da maremoti e da spaventose tempeste; frequenti sono i tifoni capaci di sollevare ondate immense.
In principio Dio creò il cielo e la terra
Gli scienziati fanno risalire l'origine dell'Oceano Pacifico a circa 200 milioni d'anni fa, quando l'unico supercontinente fu spaccato a metà. Più tardi, in seguito ad eruzioni vulcaniche sottomarine o per origine corallina, frammenti di queste terre emersero qua e là formando isole diverse nella grandezza e nella forma in numerosissimi arcipelaghi.
Nelle tradizioni polinesiane numerosi sono i racconti e le leggende che narrano gli inizi del mondo, la creazione dell'universo e dell'uomo, il tremendo scatenarsi del diluvio. Nelle isole del Pacifico la religione si basa fondamentalmente sulla natura; gli indigeni credono che all'inizio del mondo ci furono gli dei che soffiarono il loro Spirito per donare la vita all'universo e alle sue creature. Di padre in figlio si tramandano il racconto degli dei che abitavano nei crateri dei vulcani; di personaggi mitici, spiriti della natura, che vagavano nell'aria o risiedevano negli alberi, nelle acque, sulle cime delle montagne. Ricchi di immaginazione, gli abitanti delle isole, di fronte agli inspiegabili fenomeni della natura, hanno inventato favole e leggende atte a spiegare questi fatti misteriosi.
I riti magici hanno importanza capitale, con forte influenza sulla vita delle tribù e degli individui. In mezzo a loro c'è lo stregone, il guaritore-medico, la levatrice, il capo che ha il compito di compiere le diverse cerimonie. La maggior parte dei villaggi costruita in riva al mare, ove si pratica la pesca in maniera rudimentale per i bisogni quotidiani. All'interno delle isole invece si cacciano uccelli, cinghiali.
Nessuna popolazione del Pacifico ha conosciuto la scrittura. L'arte restata per secoli, e resta ancora, tradizionale, arcaica, primitiva. Ogni avvenimento tribale (nascita, circoncisione, matrimoni, morte, raccolto, costruzione della casa) viene celebrato da tutta la popolazione con canti e danze che si prolungano per tutta la notte, sempre all'aperto.
L'Oceania composta da tre isole maggiori (Australia, Nuova Guinea e Nuova Zelanda) e da una miriade di isole minori (10-25 mila, a seconda dei criteri usati nel contarle). La terraferma misura quasi 9 milioni di chilometri quadrati, i nove decimi dei quali per sono occupati dalle tre isole maggiori. Per definire l'appartenenza razziale della popolazione occorre distinguere prima di tutto gli indigeni dai coloni, cioè gli immigrati degli ultimi due secoli. Le popolazioni indigene sembra siano arrivate dal subcontinente asiatico, in ondate diverse, già a partire da 50 mila anni fa e sono di solito divise in tre gruppi razziali maggiori: i melanesiani, i polinesiani e i micronesiani.
I melanesiani rappresentano le popolazioni più antiche e abitano le isole della Nuova Guinea, Salomone, Vanuatu, Nuova Caledonia e Fiji. Gli aborigeni australiani (circa 300 mila) fanno parte di questo gruppo. I melanesiani sono circa 7 milioni e parlano un migliaio di lingue diverse, in maggioranza appartenenti al filone papuano.
I polinesiani abitano la Nuova Zelanda, le due isole Samoa, la Polinesia francese, l'arcipelago di Tonga, le Hawaii e altre isole minori. Di corporatura possente, hanno pelle più chiara e capelli lisci. Nelle loro fattezze evidente l'influsso della razza malese. Superano di poco il milione di persone e sono linguisticamente i più omogenei.
I micronesiani abitano le isole raggruppate negli Stati Federali di Micronesia, in quelle di Guam, Marshall, Kiribati e in altre isole minori. La loro popolazione si aggira intorno alle 400 mila unità. Parlano decine di lingue diverse, pure appartenenti al ceppo austronesiano. Si contraddistinguono per la corporatura snella, la pelle chiara e i capelli lisci o ondulati.
Scoperte da navigatori spagnoli, portoghesi e olandesi durante i secoli XVI-XVIII, le isole dell'Oceania divennero in seguito oggetto dell'espansionismo europeo e, più tardi, di quello americano. Ci spiega come oggigiorno in Oceania, accanto a 22 Stati indipendenti, ci siano ancora colonie o territori d'oltremare di Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna. La Nuova Guinea Occidentale stata annessa dall'Indonesia, le Hawaii sono diventate il cinquantesimo Stato nordamericano e l'isola di Pasqua fa parte del Cile.
La chiesa in Oceania
I missionari cristiani arrivarono in Oceania al seguito delle potenze coloniali, spesso come cappellani dei coloni bianchi, appartenenti per lo più alle Chiese protestanti di Gran Bretagna, Germania, Olanda e Stati Uniti. Una minoranza proveniva dalla cattolica Francia. Se l'evangelizzazione dell'Australia e della Nuova Zelanda non si distinse praticamente dalla colonizzazione europea dei due territori, diversa fu la situazione nelle altre isole. L'annuncio trovò molti ostacoli e fu accompagnato ovunque da uccisioni e martirii. Le Congregazioni religiose cattoliche maschili che iniziarono l'evangelizzazione degli indigeni dell'Oceania a partire dalla metà dell'Ottocento furono la Pia Società di Maria, il Pime, i Missionari del Sacro Cuore, la Società del Verbo Divino e i Missionari dei Sacri Cuori.
Tra cattolici e protestanti si crearono subito rivalità, con conflitti che provocarono operazioni militari di conquista vera e propria da parte della Francia e dell'Inghilterra. La tensione si accrebbe nella seconda metà dell'Ottocento, quando si scatenarono imperialismi europei per egemonie navali e per l'accaparramento delle risorse economiche. Effetto dell'invasione europea fu un calo demografico spaventoso tra la popolazione indigena, non tanto per massacri o deportazioni, quanto per malattie mortali diventate epidemie. L'ultima guerra ha dato importanza e sviluppo al Pacifico. Le potenze europee hanno prestato maggior attenzione soprattutto in quelle zone dove han trovato materie prime da sfruttare. L'interesse ha prevalso sull'apporto di modernizzazione e progresso a favore dell'individuo e delle comunità locali, cosa che ora tutti questi nuovi Stati, bench indipendenti, si trovano nel bisogno di materie di prima necessità.
Nel 1842 il Vaticano ha istituito la gerarchia cattolica: l'Oceania conta oggi un'ottantina di diocesi, con più di 8 milioni di cattolici, pari al 28% della popolazione. Le missioni cattoliche continuano il loro fruttuoso, difficile lavoro di evangelizzazione e di promozione umana, soprattutto tra gli aborigeni che stanno crescendo di numero. Anche il dialogo con le altre Chiese cristiane si è fatto più fraterno, favorito da un clima di riconciliazione e di mutua comprensione. Oggi quasi tutti gli abitanti dell'Oceania sono cristiani, almeno nominalmente.
Uno dei maggiori pericoli per l'avvenire spirituale dell'Oceania è, come in Europa, il diffondersi del materialismo pratico, con una ricerca smodata dei beni terreni ed una cura quasi maniacale della salute fisica. In alcuni gruppi, particolarmente in Nuova Zelanda, il personaggio più rispettato ed ascoltato non il ministro del culto, ma il medico. In questo clima di secolarizzazione la Chiesa ha celebrato recentemente il Sinodo dell'Oceania, che aveva per tema: "Gesù Cristo e il popolo dell'Oceania: seguire la sua via, proclamare la sua verità e vivere la sua vita".
Chi interessato può leggere nel Paginone [Tema del Mese] lo svolgimento e gli effetti di questa importante Assemblea.
Buona lettura!








