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Notizie: ExpoMissio 2000, Taiwan-Cina, N.Corea, Timor O., Filippine

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ExpoMissio 2000 ha chiuso i battenti

Trecentomila visitatori, 500 volontari e circa 200 tra Istituti e congregazioni coinvolti. È il bilancio dell’Expo Missio 2000 che ha chiuso i battenti con la conclusione del Giubileo. Inaugurata il 10 giugno scorso nella suggestiva cornice dell’abbazia delle Tre Fontane, l’iniziativa è stata vissuta dagli organizzatori e dai numerosi volontari come un’occasione privilegiata di animazione missionaria.

Il percorso espositivo, allestito nel luogo del martirio di s.Paolo, apostolo dei Gentili, ha consentito ai pellegrini di cogliere i temi fondamentali della missione "ad gentes". Padre Franco Cagnasso, coordinatore del comitato organizzatore, ha espresso soddisfazione sull’esito dell’Expo. Intervistato dall’agenzia religiosa Vidimus Dominus ha elogiato il contributo offerto da tutti coloro che hanno reso possibile l’iniziativa.

Da Taiwan arrivano in Cina le "navi dell'amicizia"

Tre navi provenienti da Taiwan sono approdate recentemente in Cina. Si tratta del primo collegamento diretto realizzato tra l’isola e il continente da circa 50 anni a questa parte. Due imbarcazioni, la "Tai Wu" e la "Wu Chiang", sono salpate dall’isola taiwanese di Kinmen e in due ore di viaggio hanno coperto una distanza di 41 chilometri, raggiungendo il porto meridionale di Xiamen. Contemporaneamente un’altra nave, la "Taima", con a bordo circa 500 passeggeri (prevalentemente taoisti adoratori di una divinità marina) è arrivata in una località a sud di Fuzhou, capoluogo del Fujian.

In precedenza una "nave dell’amicizia" aveva già tentato di percorrere il tragitto, ma era tornata indietro dopo pochi chilometri, ufficialmente a causa del maltempo. Tra le due zone non esistevano più collegamenti diretti dal 1949, da quando nell’isola si rifugiarono i nazionalisti sconfitti da Mao Tze Tung. Fino ad oggi turisti ed uomini d’affari taiwanesi che volevano raggiungere la Cina dovevano passare attraverso Hong Kong o Macao, un viaggio decisamente più lungo e costoso.

Il martirio della Chiesa nella Corea del Nord

In vista della riconciliazione del popolo coreano, con il disgelo Nord-Sud, crescono le speranze di una rinnovata presenza missionaria in Nord Corea. Aprendosi nuove prospettive, Benedettini e missionari di Maryknoll, in una ricostruzione pubblicata dal bollettino della Conferenza Episcopale di Corea, ricordano la loro presenza al Nord prima dell’indipendenza, nel 1945. Una presenza segnata da sofferenza e martirio. L’articolo sottolinea la persecuzione subita dalla Chiesa sotto il Governo comunista: dopo il 1945 tutte le proprietà appartenenti alla Chiesa cattolica e agli istituti religiosi furono confiscate dal Governo; preti e religiosi furono deportati, molti di loro vennero uccisi o sparirono. Vi erano al nord padri e suore Benedettine, missionari e suore di Maryknoll, le suore di s.Paolo di Chartres. Le diocesi erano cinque.

I missionari di Maryknoll e i Benedettini giunsero in Nord Corea negli anni ’20. Si impegnarono ben presto a costruire chiese e all’attività pastorale. Si dedicarono all’evangelizzazione con opere sociali. Dal 1923 al 1954 i padri di Maryknoll inviarono 51 missionari. Le suore di Maryknoll si dedicarono a programmi di catechesi, dispensari medici gratuiti, corsi di artigianato, visite alle famiglie. Le Benedettine istituirono un noviziato a Wonsan. Monsignor John Morris, secondo vescovo di Pyongyang, fondò il primo ordine religioso femminile locale: le suore di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso.

La congregazione fu approvata da Papa Pio XI nel febbraio 1938 e cominciò un’opera di evangelizzazione itinerante. La maestra delle novizie era suor Agneta Chang, di Maryknoll, uccisa nell’ottobre 1950 da militari comunisti. La repressione e la confisca cominciò nel settembre 1945, dopo la proclamazione dell’indipendenza. Nel 1949 i comunisti arrestarono mons.Francis Hong, vescovo di Pyongyang e molte suore furono arrestate o sparirono. L’abbazia benedettina a Duegwon e il convento delle Benedettine a Wonsan furono confiscate. Anche 17 delle suore del Perpetuo Soccorso fuggirono al sud e si trasferirono a Seoul. Molti religiosi morirono in prigione.

La Chiesa è scomparsa quasi totalmente dal Nord dopo la guerra di Corea, 1950-1953.

Timor Ovest: Atambua, Mons. Ratu acclamato "vescovo dei rifugiati"

"Vescovo dei rifugiati" è il titolo attribuito "sul campo" a mons.Antonius Pain Ratu, Verbita, vescovo della diocesi di Atambua a Timor Ovest, in territorio indonesiano. Lo riferisce l’agenzia religiosa Vidimus Dominum, spiegando che il presule è attivo nei campi profughi dove la Chiesa locale presta la propria opera di assistenza.

Questi campi raccolgono tuttora oltre 100 mila persone sfuggite alle violenze delle milizie filo-indonesiane perpetrate a Timor Est prima e dopo il referendum per l’indipendenza del 30 agosto 1999. Dal 4 al 6 gennaio scorsi mons. Ratu ha partecipato ad un vertice a Dili, capitale di Timor Est, dei quattro vescovi dell’isola di Timor, due dalla zona occidentale. Al suo rientro ad Atambua, i rifugiati lo hanno accolto con grande gioia e speranza, anche perché il vescovo è stato il primo tramite tra le tante famiglie divise dalle violenze ed ha portato messaggi da parte dei familiari dei profughi.

Monastero di trappiste si stabilisce in un'impervia zona di Mindanao

Vicino ad un remoto villaggio montano nelle Filippine meridionali sta per essere completata la costruzione di un monastero di suore Trappiste. Dedicato nel 1994 a Nostra Signora di Matutum, il monastero è stato benedetto da mons.Dinualdo Gutierrez, vescovo di Marbel. A guidare la comunità di Polomolok, a circa 1.000 km a sud-est di Manila, è una religiosa italiana, suor Giovanna Garbelli. Parlando alla stampa ha detto che il convento intende aprire un dispensario a disposizione dell’etnia B’laan e di altri indigeni.

"Siamo contemplative, non lo gestiremo noi; cercheremo di ottenere fondi e medicine dall’Italia e dall’Europa, e così pagheremo il personale". La comunità di suore comprende nove straniere, due filippine e sei novizie. Si mantengono coltivando grano, caffè, piante di mogano, frutta e verdure. Gli scorsi mesi le suore hanno ricevuto lettere con minacce di morte che la stampa ha attribuito al gruppo di Abu Sayyaf, del Fronte islamico moro di liberazione.

Dell’incolumità delle suore si preoccupano anche il nunzio apostolico nelle Filippine e l’ambasciatore italiano. Suor Garbelli ha spiegato che le lettere contenevano richieste di denaro, ma non potevano essere attribuite con certezza ai guerriglieri islamici, che combattono nella regione. La gente del luogo aveva organizzato turni di guardia a loro protezione.

Pena di morte in Afghanistan a chi sceglie in cristianesimo

Qualsiasi afgano che si converta al cristianesimo o – comunque – propagandi altre religioni diverse da quella musulmana sarà condannato a morte. Un decreto è stato emesso dal leader dei Talebani, il mullah Nohammad Omar. Nello stesso decreto, Omar sancisce che i proprietari di librerie in cui si vendano libri che offendono l’Islam o "propagandino false credenze" saranno puniti con cinque anni di reclusione.



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