Nell’isola un tempo chiamata Formosa, i Saveriani si preparano a tornare in Cina
Con lo stile della Chiesa primitiva: fede in Dio e condivisione
Cinque anni dopo l'arrivo a Taiwan, i Saveriani hanno iniziato a lavorare in una delle più piccole parrocchie di Taipei, la capitale. Per alcuni mesi abbiamo affiancato un anziano prete cinese. Alla sua morte (marzo 1995) il vescovo ci ha chiesto di prendere cura della parrocchia, dedicata a S. Francesco Saverio: 150 fedeli. Non possiamo parlarvi di storia, di beni artistici contenuti nella chiesa come può avere una qualsiasi parrocchia italiana, perché la chiesa è un salone al primo piano, che si divide con un separè dopo la S. Messa per dare spazio alle attività parrocchiali.
Viviamo in un contesto non cristiano (in tutta Taiwan i cristiani sono 1'1%), che si può paragonare a quello delle prime comunità degli Atti degli Apostoli. Un popolo socialmente sereno, economicamente buono (Taiwan è un'isola molto prospera, situata tra i primi dieci paesi industrializzati); religiosamente ricco di tradizioni antiche (buddismo, taoismo e confucianesimo) e aperto alle novità: moltissime nuove religioni, sette tipicamente taiwanesi.
Preso atto di questo ci è sembrato molto aderente alla situazione la frase programmatica del Beato Conforti "fare del mondo una sola famiglia". Abbiamo ripreso questo slogan e tradotto per la Parrocchia in "fare della parrocchia una famiglia aperta sul mondo". In un mondo dove è importante il rapporto maestro-discepolo è comune che ogni persona, non importa da quale ceto sociale provenga, abbia un proprio maestro di vita, un maestro spirituale; in questo contesto ci è sembrato importante sottolineare questo nostro rapporto con Gesù maestro in mezzo alla comunità.
Una comunità cristiana, come una famiglia, dove si cerca di condividere, comunicare, e stare insieme. Ecco allora, dopo la santa Messa, gli incaricati che preparano il tè con un po’ di pasticcini, dando tempo a lunghe chiacchierate. Lo scambio di esperienze, riflessioni al venerdì nel gruppo biblico, un mezzo per aiutarci ad approfondire la conoscenza della fede: un aiuto, un incoraggiamento, un sostenersi l’un l’altro per superare i momenti difficili che ognuno trova lungo il cammino della vita.
Come le prime comunità degli Atti degli Apostoli condividevano tutto, anche questa piccola comunità cerca, secondo le proprie possibilità (autotassa), di condividere sostenendo le spese della parrocchia e venendo incontro a chi è in situazione di bisogno siano cristiani o no. Alla fine del mese il tesoriere dà il resoconto delle spese e delle entrate, che viene esposto in fondo alla chiesa per la conoscenza di tutti.
Poiché le famiglie interamente cristiane sono poche (è molto facile trovare all’interno della famiglia che la mamma sia devota della tradizione popolare, il papà sia confuciano, il figlio cristiano o buddista) anche con queste persone vogliamo e cerchiamo di condividere la nostra fede, e le nostre attività. Gli Atti degli Apostoli alla fine della presentazione dello stile delle prime comunità cristiane aggiungono una frase interessante come frutto e dono dello Spirito, ed è questa: "Di volta in volta il Signore aggiungeva nuovi adepti alla comunità".
È vero, perché la comunità ogni anno è arricchita di nuovi cristiani di nuove attività di catechesi, del gruppo dei loro genitori, del gruppo del catecumenato ( due anni circa) e del gruppo dei cresimandi, dei giovani lavoratori che ogni due settimane si incontrano per la preghiera e per la cena condivisa.
Una delle prime domande che rivolgo ai catecumeni è: "Che cosa ti ha spinto a chiedere di iniziare questo cammino?". Molte volte è la curiosità, la voglia di sapere, la ricerca di una pace interiore; ma spessissimo la risposta è il clima di famiglia che troviamo in questa chiesa: dove bambini, genitori e nonni pregano insieme; dove i bambini non sembra disturbino la concentrazione nella preghiera, anche se alle volte sono rumorosi o se fanno le loro passeggiate durante la S. Messa per tutta la chiesa alla scoperta di questo luogo nuovo e grande per loro che sono abituati ai piccoli appartamenti di Taipei.








