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Natale in Bangladesh: Grande festa, come un lunedì

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Padre Osvaldo, saveriano lodigiano, è a S. Pietro in Vincoli (RA) come animatore missionario. Racconta come ha vissuto il Natale in Bangladesh.

Sarà per l’età, ma spesso ripenso e rivivo con la mente tanti momenti della vita passata. Tra questi, certamente uno tra i più importanti è il Natale in Bangladesh. È una nazione a maggioranza musulmana e il Natale è solo ufficialmente giorno di “festa”. Nella pratica, è un giorno ordinario... come il lunedì.

Accolto come un "dadu"

Avevo l’abitudine di andare in giro per le capanne vicine alla missione dove lavoravo, e mi fermavo tra la gente, quasi tutta di fede islamica. I bambini, all’inizio, non credevano ai loro occhi di vedere da vicino "il padre” dei cristiani. Facevano a gara a toccarmi, rendendo i miei vestiti “firmati” con le loro impronte segnate dall'olio di palma. Ma trovavano difficoltà a pronunciare il mio nome “straniero”. Anzi, sembrava che si creasse una certa distanza tra me e loro.

Mi fermavo a parlare e ad ascoltare le loro cose di tutti i giorni. Non offrivo loro che la mia presenza e il mio tempo. E loro mi confidavano gioie e dolori. Non mi era sempre possibile mantenere questa abitudine giornaliera. Quando avevo qualche difficoltà, i bambini musulmani venivano a bussare al cancello della missione e chiedevano del “dadu”. Il guardiano cristiano all'inizio non capiva; e li cacciava via. Poi intuì che il “dadu” ero io: "il nonno” padre Osvaldo.

Mi avevano accolto nella loro vita come “nonno”, come uno di famiglia. Praticamente, io appartenevo a loro e loro appartenevano a me. Perché "il nonno” non è come l’ospite che viene solo per una visita, magari in un giorno di festa, ma qualcosa di più!

Quando Dio è di casa

Questa esperienza mi ha fatto cogliere il significato quotidiano del Natale: Dio viene a stare con noi, nei giorni “normali", quando la monotonia o la sofferenza ci pesa e noi cerchiamo qualcuno che stia con noi. Dio viene, indossando un abito che tutti possiamo toccare e vedere: sembra un uomo come tutti noi. Nato da una donna normale, come nostra madre, si lascia chiamare con un nome che ci è familiare, un nome che annulla la distanza tra noi e Lui. È semplicemente "Padre nostro".

Forse vi sembrerà strano che proprio i bambini musulmani mi abbiano fatto capire meglio, e in modo immediato, la ricchezza del Natale! Dio è mio parente; mi ha fatto diventare suo parente. Non mi ha solo fatto gli auguri...

Beh, se la vita è spesso dura e noiosa come un lunedì, per me il Natale cade proprio di lunedì, perché Dio è diventato di casa per tutti noi. Auguri a tutti voi!



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