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Probabilmente, l’invito del proverbio a celebrare la nascita di Gesù “con i tuoi” ha finito per scolpire il nostro cuore in profondità. Diciamo la verità, il Natale ha in sé tutto quello che serve per risvegliare dentro di noi il “fanciullo” impresso nel nostro DNA, senza regressioni né infantilismi, ma in modo maturo e cosciente. Come dice Gesù: “Se non diventerete come fanciulli non entrerete nel Regno dei cieli”.

Ecco, ora si è fatta sotto la Pasqua ed il proverbio continua così: “…Pasqua con chi vuoi”. Una libera uscita… come se ci si dovesse muovere nel vuoto. E così, il buon senso popolare le ha creato attorno una propaggine e l’ha riempita di contenuti nuovi e tradizioni a non finire, sfociati in una Pasqua più piccola, la Pasquetta. Questa ne ha come dimenticato il senso cristiano di celebrazione della Risurrezione di Gesù. Una cosa, cioè, di scarso interesse; proprio come è successo a Paolo, ad Atene. Osò parlare di risurrezione ed i suoi ascoltatori si sfilarono, dicendogli: “Sulla risurrezione (sottinteso fandonia), ti sentiremo un'altra volta”. Eppure una memoria o, forse, una nostalgia la conserva anche la nostra Pasquetta: la scampagnata (gita di Pasqua) che si usa fare nella natura che rivive al sopraggiungere della primavera.

Lo spunto di partenza e la considerazione che la Pasqua di risurrezione si sia come svuotata di significato religioso non mi permettono di lanciarmi in riflessioni di alta teologia. Ma mi suggeriscono, quanto meno, di tenersi alla larga davanti a quel senso tutto ‘terra terra’ di resa alla fatalità e perdita di speranza che, talvolta, ci prende di fronte al pensiero che l’inverno possa essere più forte della primavera e la morte più della vita.

Mi rifaccio ad una riflessione del teologo tedesco Eugen Drewermann, che scriveva: “Il sole non muore mai davanti ai nostri occhi, o per meglio dire, esso muore ogni sera per dimostrare che la morte non esiste. Ogni mattina, allo spuntar del sole, quando gli uccelli, gli animali e i fiori che cominciano ad aprirsi si rivolgono alla luce col loro canto e con la loro bellezza, la nostra anima viene invitata ad una preghiera di gratitudine e di fiducia: la morte non esiste”. Quanto a Gesù, che nella Pasqua si lascia dietro un sepolcro vuoto, “ha vissuto la vita contro la morte, e non voleva che noi potessimo cominciare a vivere soltanto quando fossimo morti fisicamente”.

E se percepiamo, anche nell’esperienza quotidiana, che attorno a noi la vita pulsa e sconfigge la morte, crediamo che possa essere tanto più vero quel che ci dice Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita, e chi crede in me anche se muore vivrà”. Facciamo un’esperienza enorme: “Non c’è niente che sia in un futuro lontano; oggi è possibile cominciare a vivere". Non è un caso che la Pasqua si celebri in primavera.



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