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Durante l'estate macomerese, il comune ha organizzato una serata di musica nel cortile dei saveriani. La sera del 28 giugno, infatti, hanno suonato due gruppi sassaresi: i Dakil Djembè, amanti delle percussioni africane, in particolare del djembé, e gli Arawak, un gruppo specializzato in ritmi giamaicani.

Tre suoni e tre spiriti

Il djembè, tamburo d'Africa occidentale, ha la forma di un calice ricoperto di pelle nuda o da pelo di capra o antilope. La pelle è tirata da corde e da cerchi metallici e tesa su un cono di legno scavato che varia il tono dei suoni. Viene suonato a mani piene e ha tre colpi principali: il suono acuto, il suono medio e il suono basso. Con i suoi ritmi incalzanti, è lo strumento per eccellenza della danza, utilizzato in tutte le manifestazioni sociali e nelle feste tradizionali dell'Africa nera. Il djembé è utilizzato anche durante i canti delle celebrazioni liturgiche.

Gli anziani del villaggio dicono che il djembé contenga tre spiriti: lo spirito dell'albero da cui è ricavato il cono di legno vuoto, lo spirito dell'animale del quale è stata ricavata la pelle da percuotere, e lo spirito del creatore che ha fatto il tamburo. Si suona sfregando il palmo della mano e il tono cambia se si batte al bordo con le dita chiuse o allargate variando il ritmo.

Una corte aperta ai popoli

Il gruppo di musica giamaicana ha iniziato la sua attività a Sassari alcuni anni fa, tra amici che avevano la passione del "reggae giamaicano" con chitarre, batteria e tastiera. In un secondo tempo, si sono unite le coriste, il gruppo si è consolidato e ha tenuto esibizioni nell'isola, producendo anche un CD. Il nome che hanno scelto per la loro band è "Arawak", dal nome dei popoli amerindi (che vanno dai Caraibi all'Argentina) e che deriva da aru, il fiore della manioca. 

La serata è coincisa con il cinquantesimo della benedizione della prima pietra dell'istituto saveriano di Macomer (29 giugno 1958). Per l'occasione, la casa si è trasformata in una vera e propria corte aperta alla cultura dei popoli con i suoni e i ritmi giamaicani degli "Arawak" e con le percussioni africane del tamburo djembé dell'Africa occidentale.

Padre Roberto Salvadori ha ricordato che il ricavato della serata sarebbe stato portato in Congo (dove è stato personalmente con alcuni giovani in agosto), insieme ai frutti di tutte le altre iniziative dell'anno, dall'album delle foto dei ragazzi sportivi, alla sottoscrizione a premi per la scuola di Shabunda a nome del compianto p. Dorio Mascia.

Grazie di cuore a tutti per la collaborazione e la partecipazione.



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