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Munari P. Tiberio, padovano: Lo devo a mia madre

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Pregava ogni giorno affinché...

Per la mia vocazione sono debitore a mia madre. Credo che molti missionari e sacerdoti possano confermare questa semplice verità. Mia madre andava a Messa e faceva la comunione tutti i giorni. Tutti i giorni pregava Dio affinché almeno uno dei suoi figli diventasse sacerdote. Difficile che una preghiera così non venisse ascoltata. La “sorpresa” sta solo in questo: non il più buono, ma il più biricchino ha potuto realizzare questo desiderio di madre.

La formazione centrata sull’Eucaristia

Sono debitore anche ai formatori della scuola apostolica di Vicenza. Hanno sempre dato molta importanza all’Eucaristia, testimoniandone la priorità e la centralità nella nostra formazione. Naturalmente, l’ispirazione veniva dalla casa madre di Parma, dal nostro Fondatore, dall’esempio dei nostri missionari in Cina.

La Messa era alle 6,30 del mattino. Abitualmente la celebrava il servo di Dio padre Pietro Uccelli, che era il nostro rettore. Il Fondatore raccomandava sempre ai suoi missionari: “Celebrino con cura ogni giorno la santa Messa... il pane dei forti e l’alimento della vita apostolica”. I missionari della Cina ci raccontavano dei grandi sacrifici che dovevano compiere per mantenersi fedeli alla Messa quotidiana. A volte dovevano celebrare alle 4 del mattino, prima di mettersi in viaggio per visitare le comunità cristiane lontane.

L’altro impegno sacro, intoccabile e infallibile era l’ora di adorazione del giovedì. Il Fondatore era inflessibile e severo su questo. Non ha mai permesso che si accorciasse o si omettesse, neppure nei mesi più caldi dell’estate. Era sempre un’ora intera, di sessanta minuti, anche per noi ragazzi. Seguiva sempre la stessa struttura, con la recita delle quattro preghiere missionarie: per i saveriani, per le vocazioni missionarie, per il dono della perseveranza, per la famiglia missionaria dei benefattori.

A luglio, terminato l’anno scolastico, si celebrava la “festa eucaristica”: una giornata dedicata  all’Eucaristia, che terminava con la processione, portando il Santissimo in ogni luogo della casa: le porte d’ingresso, le varie stanze, le aule di scuola e il cortile. Per noi studenti era una cosa che ci faceva emozionare. Tutto questo è continuato per tutti gli anni della nostra formazione saveriana, durante il noviziato a San Pietro in Vincoli, durante gli studi di filosofia e di teologia a Parma. Ricordiamo tutti le belle riflessioni eucaristiche fatte dal compianto p. Callisto Vanzin.

Quello che abbiamo imparato da giovani...

I quattro anni di studi teologici furono quattro anni di guerra. Erano più le ore di scuola che perdevamo a causa dei bombardamenti di quelle che frequentavamo. Nel 1944, mentre eravamo nella casa di Capriglio, sugli Appennini, la notte del 2 luglio noi teologi siamo stati catturati dai tedeschi che ci avevano presi per partigiani. Fortunatamente, siamo stati liberati per l’intervento del vescovo di Parma e dei nostri superiori.

Nella primavera del 1944, il vescovo di Parma mons. Evasio Colli, ordinò sacerdoti i saveriani del quarto anno, nella chiesa del seminario. Nel pieno della cerimonia, suonarono le sirene; sulla città piombarono i cacciabombardieri nordamericani. Il vescovo non si lasciò intimidire, ma disse: “Prego Dio che casomai cadano delle bombe qui, in questo momento, piuttosto che voi siate infedeli al vostro sacerdozio!”. Degli otto che furono ordinati, di cui quattro sono già morti, tutti sono rimasti fedeli al loro impegno.

L’anno seguente, nel 1945, fu ordinato in cattedrale il nostro gruppo di nove saveriani. Era al mattino presto. Siamo andati e tornati, come se fosse stato un qualsiasi giorno di scuola. Quasi nessun familiare era lì per accompagnarci. Dei miei, che erano lontani, nessuno. Per di più, la maggior parte delle ferrovie erano fuori uso per la guerra che stava per terminare.

Quello che abbiamo imparato da giovani è stato molto importante per noi. Poi, siamo quasi vissuti di rendita.

Grazie a Dio e a questa formazione, sono ancora qui a celebrare l’Eucaristia, “il sacramento più salutare di tutti”.



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