La capanna del missionario …e la vista panoramica...
A vent'anni dalla sua fondazione ero tornato nella missione di Kitutu. Là avevo avuto l'onore di dare inizio alla costruzione in muratura della missione con un'abitazione, le scuole, l'ambulatorio e perfino una pista per piccoli aerei in terra battuta. Tra i tanti ricordi mi era venuto il desiderio di identificare l'angolo preciso dove c'era la capanna, che era stata la mia prima "abitazione", nella quale io e p. Giuseppe Arrigoni siamo rimasti per oltre un anno. A Kitutu, abbiamo vissuto con entusiasmo meravigliose esperienze di vita missionaria, spesa a beneficio della popolazione.
Qui vi descrivo la capanna dove abitavo. Nelle prossime puntate vi presenterò le circostanze curiose, legate al bambino che è arrivato davanti alla mia capanna per portarmi una pelle di serpente pitone lunga sette metri...
Un intreccio di bambù
Verso le dieci del mattino mi trovavo ancora nella mia spaziosa capanna rettangolare, fatta di paglia e fango. Era una capanna costruita appositamente, più alta e più lunga rispetto a quelle tradizionali indigene. Inoltre, questa abitazione si distingueva fra tutte le altre perché aveva un ampio tetto spiovente che doveva coprire una specie di veranda, addossata alla parte frontale della stessa capanna.
La veranda, larga due metri, era sostenuta da una parete composta da un intreccio di canne di bambù orizzontali e verticali. Senza l'intonaco di terra, era solidamente tenuta insieme da una legatura fatta con scorze di liane. Attraverso l'intreccio delle canne di bambù, era possibile avere una vista panoramica del grande cortile, con la relativa schiera di dieci classi elementari, tutte costruite con fango e paglia.
Il quaderno di foglie
Ogni mattina, dai villaggi sparsi nel raggio di dieci chilometri circa, i ragazzi venivano a Kitutu per frequentare la scuola elementare. Come avviene in tutte le scuole di prima fondazione, gli scolari iniziano a scrivere su tavolette di legno color giallo chiaro, in attesa che arrivino i normali quaderni di carta.
La prima partita di quaderni giunta sul posto, con enorme difficoltà e ritardo, era troppo piccola per bastare ad accontentare tutti. Data l'esigua quantità dei quadernetti, il buon senso ci suggerì di darli come premio agli studenti migliori di ogni classe, alla fine del trimestre. Gli scolari avevano definito quel quaderno di carta "il quadernetto di foglie", proprio per il fatto che le pagine erano flessibili come le foglie degli alberi. Il quaderno di foglie, quindi, anche se costituito soltanto di 16 pagine, era molto desiderato dai ragazzi della scuola al punto che tutti si impegnavano al massimo per riuscire ad averne uno come premio.
Una proposta per i nostri scolari:
Non sprecate le pagine di quaderno; pensate ai bambini africani che quando hanno un bel quaderno fanno i salti di gioia!








