Mons. Gazza, costruttore di Pace
C’era grande emozione e attesa per il “ritorno a casa” di mons. Giovanni Gazza, stimato vescovo saveriano del Concilio Vaticano II e vescovo di Aversa dal 1980 al 1993. L’idea era nata prima del Covid, ma solo ora si è potuta concretizzare.
Durante la “tre sere di formazione” della diocesi di Parma del giugno 2024, alla quale hanno partecipato oltre 300 rappresentanti, don Maurizio Patriciello ha ricordato a tutta la diocesi la santità e la bontà di mons. Gazza che lo ordinò nel 1989. Don Maurizio, noto parroco di Caivano (diocesi di Aversa), impegnato nella lotta per la tutela del territorio inquinato da discariche industriali e radioattive (la cosiddetta “Terra dei Fuochi”) e nella battaglia contro la camorra, raccontò semplici aneddoti sulla figura e testimonianza di mons. Gazza, come un pastore immedesimato nel cammino della gente, in un territorio che non conosceva bene, perché aveva vissuto tutta la sua vita altrove come missionario, ma che pure ha tanto amato.
“Non vedo l’ora che le sue spoglie mortali siano trasferite nel duomo di San Paolo ad Aversa - proseguì allora don Patriciello - dove sarà ricordato come vescovo amico della gente, dei suoi sacerdoti e dei suoi collaboratori pastorali”.
Infatti, lo scorso 6 dicembre, nell’anniversario della sua morte a Parma (1998), s’è tenuta la celebrazione per la traslazione delle spoglie dal cimitero della Villetta di Parma alla Cattedrale ad Aversa, presieduta dal vescovo mons. Angelo Spinillo con il Capitolo della Cattedrale e le testimonianze del Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo Emerito di Napoli, p. Fernando Garcia, Superiore dei Saveriani, e del vescovo Mons. Natale Paganelli, Superiore Regionale in Italia.
Mons. Gianni (come tutti lo chiamavano) entra nei Saveriani nel 1939 a Grumone (CR) e terminati gli studi di teologia, è ordinato presbitero a Parma nel 1949. Dopo un periodo a Parma, è inviato in Brasile, per poi guidare come vescovo la nascente chiesa di Abaetetè do Tocantins, in Amazzonia: “Ero sicuro che non mi si offrivano onori o privilegi; piuttosto mi si chiedeva un umile e generosa disponibilità a servire il Regno di Dio in una terra lontana, disagiata e certamente bisognosa di energie giovanili”, così ricordava nel 25° di Episcopato ad Aversa.
Aveva 38 anni quando è nominato vescovo, in una diocesi immensa. Dedica tutte le sue forze giovanili al servizio missionario, affrontando lunghi viaggi che lo conducevano per giorni interi lungo i fiumi dell’Amazzonia e attraverso i sentieri fangosi della foresta, per raggiungere nuclei isolati di cristiani che non avevano mai incontrato un prete. “E come amava l’Amazzonia… - scriveva al tempo della sua scomparsa mons. Antonio Riboldi - sarà difficile scordare la sua grande umiltà coniugata con la sua grandezza d'animo”.
Partecipa, con altri 6 vescovi Saveriani al Concilio Vaticano II, e nel 1965 contribuisce alla redazione del decreto sull’attività missionaria della Chiesa, Ad gentes. I prelati dell’America latina formano un gruppo di studio che suggeriva alcune modifiche, perché ritenevano che dovessero essere considerate missioni anche quelle zone in cui la gente era stata battezzata, ma era mancata una sufficiente evangelizzazione.
Nel 1966, dopo nove anni vissuti in Brasile, mons. Gazza è eletto Superiore Generale dell’Istituto saveriano, in un tempo difficile. Terminato il suo servizio, rientra nella comunità della casa madre di Parma, prestandosi ad amministrare le cresime. Il 24 novembre 1980, papa Giovanni Paolo II lo designa vescovo di Aversa, dove accorre subito per assistere la gente colpita dal terremoto. Come vescovo, è stato un padre: amabile, calmo e sereno. È stato un costruttore di pace, che con semplicità e tenerezza si chinava sui piccoli, con un affetto benedicente. I suoi gesti umani rispecchiavano il Vangelo.
Scrive mons. Crescenzio Sepe: “Come figlio di Aversa ricordo memorie sante connesse alle tante opere apostoliche compiute nella nostra diocesi e ai tanti gesti di squisita fraternità sacerdotale, che hanno caratterizzato il ministero pastorale di questo vero apostolo di Cristo. Ad Aversa, ha portato tutta la forza e la ricchezza missionaria della sua vocazione e del suo ministero in terra di missione; come pure, il grande carisma della famiglia Saveriana. Fu autentico missionario per la nostra Chiesa, affettuoso e paterno con ogni sacerdote, per me amico e consigliere. Manifestò a tutti un animo pieno di carità e di saggezza, sempre accogliente e disponibile”.
Ora il nuovo sepolcro di mons. Gazza, in cui riposano le sue spoglie mortali, è collocato nel Transetto Nord della Cattedrale San Paolo - tra la Cappella del Santissimo Sacramento e la Santa Casa di Loreto - sovrastato da un dipinto della Madonna che allatta Gesù Bambino. “La Vergine Immacolata - scrisse mons. Lorenzo Chiarelli - splendente di gloria nella sua prima sede episcopale e da lui sempre venerata e amata durante questo lungo e generoso servizio episcopale, lo circonda oggi di quella tenerezza che ne ha confortato il cammino quale infaticabile annunciatore del Vangelo, pastore attento e premuroso, padre dal cuore mite e grande nell’amore”.







