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Mons. Battaglierin - Dalla Laguna al Bangladesh

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Centenario della nascita di mons. Battaglierin

Novembre è mese di memorie. I santi ci ricordano l’azione di Dio nel nostro mondo. Tra i tanti, pensiamo a uno vicino a noi: mons. Dante Battaglierin nel centenario della sua nascita. Ci aiuta a riflettere sul nostro posto nella chiesa missionaria.

Nato a Treporti (Venezia) il 19 marzo 1904, Dante era entrato dai saveriani a dodici anni. Ordinato sacerdote a 22 anni, era stato mandato in Cina, nel bel mezzo dell’imperversare dei briganti e vi era rimasto sei anni, fino al 1932. Tornato in Italia, per un ventennio fino al 1952, si era dedicato a formare i giovani missionari. Per suo interessamento, il 29 aprile 1947, i saveriani aprono una comunità a Zelarino di Venezia.

Pioniere in Bangladesh

Padre Dante aveva la vocazione del pioniere. Dopo l’espulsione dei missionari dalla Cina di Mao, all’inizio degli anni ‘50, si aprono altre missioni in Africa e in Asia, tra cui il Pakistan orientale, oggi Bangladesh. Tocca a lui, con un gruppetto di quattro missionari, iniziare la nuova missione, con povertà di mezzi ma un forte amore al vangelo. Vi rimane per 17 anni, spendendosi senza misura, in un ambiente difficile per vita sociale e clima.

Il viaggio per mare, da Genova al Bangladesh dura ben sette mesi e mezzo. Il 17 agosto 1952, p. Dante entra a Jessore come amministratore apostolico della nuova diocesi. Una missione da costruire dalle fondamenta, con solo 4.000 battezzati, tre centri parrocchiali e 6 milioni di abitanti.

Monsignore e il suo gruppo, con fede e coraggio, si rimboccano le maniche. Ai missionari inculca senso di responsabilità e dà grande libertà d’azione. Il 14 giugno 1956 la sede della diocesi si sposta a Khulna, terza città del Paese. Mons. Dante ne è il primo vescovo.

Un vescovo missionario

Mons. Dante si impegna subito nella formazione dei catechisti e nell’educazione, per preparare cristiani responsabili e attivi. Crea scuole tecniche, centri catechistici e di sviluppo sociale. Si preoccupa di formare i leaders per i villaggi, esperti di catechesi e di vita sociale. Cura anche l’aspetto sanitario fondando il “Fatima Hospital” e una rete di dispensari in ogni missione. Favorisce anche le “missioni al popolo”, per una catechesi intensiva ai bambini, alle donne e agli uomini.

Egli stesso vi partecipa andando di villaggio in villaggio. Pianifica con un calendario mensile una predicazione omogenea per tutta la diocesi sui temi principali della fede cristiana. Fa due visite pastorali a tutta la diocesi e celebra (23-25 maggio 1961) il primo sinodo diocesano.

Si preoccupa anche delle vocazioni al sacerdozio, inviando ragazzi promettenti nei seminari e promuovendo un’intensa campagna di preghiera a questo scopo.

Il 6 gennaio 1973, il Papa Paolo VI ordina in San Pietro il primo sacerdote della diocesi di Khulna, don Victor Boiragi. La commozione e la gioia di quell’evento gli ripaga la sofferenza del ritiro forzato dalla missione, per motivi di salute.

Un bilancio incoraggiante

Il 3 gennaio 1962, mons. Dante celebra il X anniversario della creazione della diocesi. In una lettera ai suoi missionari scrisse: “Con umiltà voltiamoci indietro. Dobbiamo dire che i primi tempi furono molto difficili; ma intanto del lavoro se n’è fatto. Le cifre del nostro sinodo parlano. Un aumento dell’86 per cento dei cristiani viventi e residenti.

Nuove residenze. Le suore luigine, i seminaristi, le nuove chiese; case, scuole, villaggi, l’ospedale e la tipografia, il centro di formazione e il sinodo. C’è da ringraziare il Signore. Ma io sento l’obbligo di ringraziare anche voi, tutti e ciascuno, per il lavoro fatto in mezzo a sacrifici e povertà che ci fece sempre marcare il passo”.



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