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Si sa per certo che don Pietro Uccelli, fin dal giorno della sua ordinazione sacerdotale (18.9.1897), sognava di andare in Cina e là avere magari il privilegio di morire martire. I cinque anni di vita pastorale nella sua diocesi di Reggio Emilia sono stati, infatti, come una preparazione alla sua partenza per la missione.

Cristo riferimento essenziale

È evidente in lui la tensione verso la santità, che consiste nel guardare a Cristo e conformarsi a lui come “unico” modello. Tutta la sua vita ruota attorno alla figura di Gesù. È sul Calvario che si concentra il sogno di don Pietro: se Cristo è stato per tutta la vita un dono di amore, anche il sacerdote deve esserlo, magari fino al dono supremo della propria vita. Infatti, è proprio al martirio che egli pensa, quando decide di partire per la Cina.

Che il riferimento a Cristo sia essenziale, lo afferma anche papa Francesco: “L’entusiasmo nell’evangelizzazione si fonda su questa convinzione. Abbiamo a disposizione un tesoro di vita e di amore che non può ingan­nare, il messaggio che non può manipolare né illudere. È una risposta che scende nel più pro­fondo dell’essere umano e che può sostenerlo ed elevarlo. È la verità che non passa di moda, perché è in grado di penetrare là dove nient’altro può arrivare.

La nostra tristezza infinita si cura soltanto con un infinito amore”.

Il suo servizio pastorale nelle tre parrocchie reggiane di San Terenziano di Cavriago, di Piolo e di Poviglio presenta alcune “costanti” tipicamente missionarie.

Prega, dona e perdona

Don Pietro è consapevole che ciò che vale nell’azione pastorale è vivere la Parola che si annuncia. Nonostante i suoi innumerevoli impegni pastorali, egli trova sempre il tempo per pregare e meditare, come fonte dell’unione con Dio. La sua unica preoccupazione è annunciare Cristo specialmente con l’esempio.

Una delle sue priorità pastorali è privilegiare i poveri. Tutto ciò che viene offerto per il suo sostentamento o per le sue necessità personali, ha una direzione obbligata: i poveri e i bisognosi.

È convinto che Dio è misericordia. Il confessionale assorbe la maggior parte del tempo e delle energie del giovane sacerdote, tanto da scrivere: “Non può credere quanto mi tocchi confessare a tutti i giorni. Per esempio, oggi sono stato in confessionale due ore al mattino, trequarti d’ora dopo mezzogiorno, e alle 6 devo tornarvi per un’ora circa. Alle volte esco dal confessionale che non so più dove abbia la testa”.

È attento ai ''poveri lontani''

Per don Pietro i più poveri erano i più lontani da Dio. A Poviglio la comunità è “cristiana” solo per il registro dei battesimi; ma in realtà, ha abbandonato ogni pratica religiosa. Per tentare di riavvicinarli al Signore, egli spende anche notti intere, soprattutto accanto ai malati nelle loro case o negli ospedali.

Attraverso questo suo ministero d’amore, il Signore opera prodigi di misericordia, tanto che il giovane sacerdote confida: “Il Signore si è voluto servire di me, l’ultimo e il più indegno dei suoi servi, per far tornare sulla buona via un vecchio, malato gravemente, che secondo il pensiero di tutti, da 50 anni non si recava in chiesa e che tutti credevano impossibile persuaderlo al bene. Ora il malato sta molto meglio e mi ha promesso che la prima visita la farà a me. La contentezza, la gioia che provai nell’ascoltare la confessione e nell’amministrare il santo Viatico a questo infermo non mi è possibile esprimerla: mi sembrava già di godere parte di quella gloria che il Signore mi concederà in paradiso”.

Tra le tante, cito almeno un’altra testimonianza interessante dello stesso don Pietro. “Un giovane di Poviglio si ruppe una gamba. Venne subito portato all’ospedale e dopo pochi giorni lo confessai e comunicai, con un’indicibile consolazione della sua buona mamma, la quale mi ringraziò infinitamente per aver fatto il mio dovere verso suo figlio. Prima vedeva di malocchio i sacerdoti, ma dopo quella volta, quando indugiavo ad andarlo a trovare, mi mandava a chiamare e quand’ero con lui non voleva mai che partissi. Due volte mi parlò sul serio di farsi cappuccino. Ed è un giovane istruito!”.

Fa tutto gratuitamente

Don Pietro svolge il servizio pastorale in modo del tutto gratuito. Non accetta compensi per la sua predicazione nelle varie parrocchie della diocesi: “Una cosa mi conforta: che non pretendo alcuna ricompensa delle mie miserabili fatiche, né dal mondo né dagli uomini, ma bensì dal Signore, per la cui gloria cerco di impegnarmi. Penso con piacere al rifiuto che feci del denaro che mi voleva offrire l’arciprete, poiché così non potrà dire che io predico e fatico in vista del guadagno; cosa che mi sarebbe molto dolorosa…”.

Insomma, il giovane don Pietro è un sacerdote che si lascia “mangiare” dalla gente: è benvoluto, ricercato, accolto.

Coloro che lo avvicinano sentono veramente in lui “l’odore delle pecore”, come ben si esprime papa Francesco.



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