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Missioni Notizie: Sr. Dorothy, Yemen, Egitto, Bangladesh, p. Munari...

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Ingiustizia è fatta!

Suor Dorothy: i dubbi crescono. A Belém, è stato assolto Moura, il latifondista già condannato in un primo processo a 30 anni di carcere come mandante dell'omicidio di suor Dorothy Stang, avvenuto il 12 febbraio 2005. "È troppo facile condannare il sicario, un uomo povero, e assolvere il latifondista, che ha molto più potere" ha detto la presidente del "Comitato Dorothy Stang" Virginia Moraes. Per una singolare coincidenza, la sentenza è giunta nelle stesse ore in cui tre vescovi e un sacerdote, minacciati di morte nel Pará, denunciavano alla ‘Commissione per l'Amazzonia' della Camera dei deputati di Brasilia l'esistenza di "un consorzio del crimine" nello stato amazzonico. "Chi prende posizione a favore degli esclusi in Amazzonia, diventa automaticamente nemico dei "fazendeiros", dei mercanti di legname o dei cercatori di diamanti... Dorothy Stang è stata uccisa perché credeva in un sogno diverso per l'Amazzonia, perché difendeva i progetti di sviluppo sostenibile e lottava per l'insediamento dei semplici coloni che avevano bisogno di coltivare e di vivere". I vescovi del Brasile, preoccupati per la sentenza d'assoluzione, hanno espresso solidarietà alla comunità di Anapu che continua la missione di suor Dorothy.

• Yemen: terrorista chi si converte. Convertirsi dall'islam al cristianesimo in Yemen è pericoloso. La fede cristiana è considerata addirittura "terrorismo". Secondo un convertito, i cristiani sarebbero 2.500: "S'incontrano una volta alla settimana nella casa di un fedele straniero della capitale; ci sono dei giovani che diffondono il vangelo, ma lo fanno di nascosto perché la polizia non lo permette". Il rischio per i convertiti è la pena di morte.

Dialogo è vita

• Egitto: sentenza storica. Dodici cittadini di religione cristiana copta, già forzatamente convertiti all'islam e infine tornati alla fede di origine, potranno vedere quest'ultima riportata nei loro documenti. È l'esito di una sentenza "storica" del tribunale del Cairo, una vittoria della libertà religiosa in Egitto, dove è obbligatorio che la carta d'identità specifichi la religione d'appartenenza.

• Bangladesh: incontro atteso. Il 18 aprile, 40 musulmani e 40 cristiani si sono incontrati all'università di Dhaka per parlare della lettera aperta che 138 esperti musulmani hanno scritto al Papa e della sua risposta. Nella giornata di studio, i relatori si sono confrontati sul tema "Amare Dio e amare il prossimo", sottolineando come i due atteggiamenti siano presenti in entrambe le religioni. Hanno constatato l'importanza di incoraggiare una migliore conoscenza fra musulmani e cristiani a tutti i livelli. Il dialogo va trasformato in azioni concrete: coinvolgimento dei giovani, servizi verso i più vulnerabili della società, inserimento nei testi scolastici di capitoli sulle maggiori religioni del Paese per permettere ai bambini di acquisire una conoscenza almeno di base. Solo così, si potrà evitare la manipolazione delle religioni a fini politici che spesso sfocia nella violenza.

• EMI: arriva p. Munari. L'editrice missionaria italiana (EMI) ha cambiato direttore. Dopo molti anni di arduo lavoro, è andato "in pensione" p. Ottavio Raimondo. Al suo posto è arrivato p. Giovanni Munari, anch'egli comboniano. Padre Raimondo così scrive nel suo ultimo editoriale: "Per me, che l'ho accompagnata nella sua nascita e poi per ben 21 dei suoi 35 anni di vita, l'EMI è stata ed è l'espressione chiara e ben definita della missione affidata da Cristo ai suoi discepoli. Il dialogo è la ricchezza e la forza che ci ha motivato in questi anni". La redazione di "Missionari Saveriani" ringrazia p. Ottavio per il lavoro svolto e dà il "benvenuto" a p. Giovanni.

Una storia speciale

• Tra gli straccivendoli del Cairo. Secondo una rivista francese, per due anni la donna preferita dai transalpini è stata la suora novantanovenne Emmanuelle, al secolo Madelaine Cinquin. Suor Emmanuelle ha trascorso 22 anni tra gli straccivendoli del Cairo. Ora è in Francia, ma la sua opera continua grazie a suor Sara, ortodossa egiziana, che racconta: "La prima volta che ho incontrato suor Emmanuelle mi ha portata nel quartiere dove aveva iniziato un lavoro che solo una santa come lei poteva scegliere. Piansi per tre giorni vedendo la gente che viveva come mai avrei immaginato: donne scheletrite, bambini seminudi e gli uomini in cerca di rifiuti. Da allora restammo insieme 18 anni, impegnate giorno e notte a cercare cibo e medicine, a sedare liti e rivolte.

Vivevamo nella stessa capanna, uguale a quella degli straccivendoli. I ritmi di suor Emmanuelle erano ininterrotti, serrati; ci si fermava solo per la preghiera, l'incontro con Dio ci dava conforto". Nel 1993 suor Emmanuelle è rientrata in Francia, ma suor Sara, insieme ad altre 35 consorelle, ha raccolto la sua eredità.

"Suor Emmanuelle è una seconda Madre Teresa, la sua opera non morirà", ha detto suor Sara.



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