Missioni Notizie: Bangladesh, Congo RD
BANGLADESH: Il nuovo nunzio è un coreano
Il nuovo Nunzio in Bangladesh è un coreano, anzi, è il primo coreano nella storia ad essere nominato nunzio apostolico. Si chiama Paul Tschang In-Nam. Da 18 anni impegnato in vari servizi e mansioni diplomatiche, l'arcivescovo porta in Bangladesh l'esperienza e la vivacità della chiesa coreana, che nel passato ha conosciuto il martirio delle persecuzioni.
In Bangladesh ha trovato una chiesa piccola ma vivace. Circa mezzo milione di cristiani sono sparsi tra una popolazione di 130 milioni di abitanti, in stragrande maggioranza di religione islamica, mentre gli hindu sono circa 10 milioni.
"Credo che la mia prima missione come Nunzio in Bangladesh sia quella di promuovere il dialogo interreligioso fra cattolici, musulmani e hindu e di annunciare al popolo il vangelo di Gesù Cristo, nel rispetto delle altre religioni - ha dichiarato l'arcivescovo. Voglio condividere con tutti l'amore di Cristo, attraverso l'impegno nel campo dell'educazione ai giovani e dell'assistenza ai malati".
Il nuovo Nunzio ha già partecipato ad eventi importanti: ha inaugurato l'anno accademico nel seminario nazionale di Dhaka; ha assistito all'incontro della Conferenza dei vescovi; ha partecipato al pellegrinaggio al santuario mariano di Diang, vicino alla città portuale Chittagong, nel sudest del Bangladesh.
Il Nunzio è praticamente il rappresentante del Papa presso le chiese e i governi degli altri Stati.
CONGO RD: a Kasongo il vangelo ha cent'anni
Il 19 marzo, nonostante la guerra che insanguina il Congo dal 1998 e che ha causato più di due milioni di vittime, la diocesi di Kasongo ha iniziato i festeggiamenti per l'arrivo dei primi missionari nel 1903. Kasongo era la culla dell'islam congolese e un centro per la cattura e il mercato di schiavi. L'attuale cattedrale di Kasongo è costruita proprio sul luogo dove era uno dei malfamati mercati di schiavi.
I festeggiamenti per commemorare il primo centenario di evangelizzazione, hanno dimostrato che la gente vuole tornare a vivere una vita felice. Per l'occasione, la cittadina era vestita a festa, ma le sue tante ferite sono ancora ben visibili.
In mezzo a questa drammatica situazione, da mesi, abbiamo preparato la festa. Volevamo conoscere che cosa la gente pensasse di questo avvenimento ed aiutarla a prendere coscienza del dono ricevuto: la fede in Cristo.
Mi hanno colpito, in particolare, le riflessioni dei giovani: "Il cristianesimo ci ha liberati da tante paure. Avevamo paura dei vivi e dei morti; temevamo le altre tribù, diverse dalla nostra; avevamo sospetti anche verso i vicini di casa, pensando che potessero farci il malocchio e stregarci. Non ci azzardavamo a passare di notte vicino al cimitero, per paura che qualche morto ci avrebbe tirati dentro la sua tomba per vendicarsi...
Dopo aver conosciuto il vangelo e Gesù Cristo, vediamo tutto in modo diverso. Ci sentiamo liberi, persone liberate da tante paure".
C'è ancora molto da fare, dal punto di vista cristiano. Ci sono ancora superstizioni ed usanze che non vanno d'accordo con il vangelo. Ma in cento anni, tante cose sono cambiate. Per decenni, il cristianesimo era identificato con la colonia. Erano tutti bianchi e stranieri: sia chi dominava con il potere sia i missionari che portavano il vangelo. Nel corso degli anni, molti congolesi sono diventati cristiani; tanti sono i sacerdoti locali; la maggioranza dei vescovi sono congolesi. Il cristianesimo e la chiesa si sono inculturate.
I laici, soprattutto i catechisti, hanno sempre collaborato a diffondere il vangelo e nelle opere di sviluppo del Paese; ma il Concilio ha dato loro più spazio per agire e più libertà di parola. Ora i laici sono responsabili delle associazioni, delle iniziative di evangelizzazione, delle attività di sviluppo. Sanno che l'avvenire è nelle loro mani e sono disposti a pagare anche di persona. Occorre solo un clima favorevole; soprattutto, occorre la pace.
p. Giuseppe Galli, sx - a Kasongo.








