Missione è scoperta che non finisce
Sintetizzerei la missione così: gioia di partire, gioia dell'incontro e dell'accoglienza, gioia della scoperta, gioia e fatica di imparare, dono immeritato e stupore per l’agire di Dio. È una scoperta che non finisce. Mi sono sentita accolta, amata dalla popolazione di Bangkok che anch’io ho accolto e amato.
Dopo circa tre anni di studio della lingua, mi è stata affidata la gestione della Casa degli Angeli, che accoglie bambini con forte disabilità e le loro mamme. Temevo di non riuscire a farmi capire, ma pian piano abbiamo fatto un cammino. Nel frattempo, ho cominciato la catechesi. Chi era al banco di studio ero io, sia per la lingua sia per la conoscenza del popolo. Ciò che ho scoperto me l’ha insegnato una signora di cinquantadue anni affidatami dal parroco perché voleva riscoprire la fede. In particolare, voleva capire cosa c’entrava la morte di Gesù con la sua vita. Come spiegare questo mistero mentre ancora balbettavo la lingua?
La donna continuava a piangere. Forse, rivedeva la sua vita, il tempo che aveva “perso” - così diceva -, pensando, secondo la mentalità buddhista, che non occorre una religione per essere una persona buona. Scoprire l’amore di Gesù e la sua vita, è stato per lei uno shock. Un anno dopo le fu diagnosticato un tumore; una volta guarita, ha vissuto altri quattro anni. Era innamorata dell’Eucarestia. Dopo un percorso personale, mi ha chiesto di partecipare al gruppo della Cresima, benché lei avesse ricevuto i sacramenti da piccola, essendo la mamma cristiana.
Dopo due anni, ha scelto il gruppo del Battesimo per approfondire questo sacramento. Quando, a causa del Covid, il parroco ha limitato la partecipazione, lei mi ha detto che aveva bisogno di un gruppo per essere sostenuta nella fede. Le proposi di diventare catechista, ma lei mi ha risposto di non esser capace, finché un giorno mi ha detto: “Sister, adesso posso parlare anch’io di Gesù!”.
Ero diventata il suo punto di riferimento quando aveva qualche dubbio riguardo alla fede. Era giunta ad abbracciare la fede, non certo per le mie parole balbettate! Ho capito veramente che la missione è di Dio, che lavora da solo. Noi siamo piccoli strumenti che si vedono, ma è Lui che agisce. Occorre un’esperienza, un anelito del cuore, il sentimento di qualcosa che manca, allora le persone si mettono in ricerca di qualcosa di più grande. Soltanto il Signore può scavare perché ci sia questo vuoto. All’inizio della giornata chiedo al Signore: “che in ogni incontro, nel mio saluto, nel mio sorriso, Tu possa passare, la persona possa scoprirti o almeno ricevere questa gioia”.
Condividendo la fede, vedo come il Signore lavora in ciascuno di loro, che testimoniano di un incontro che ha cambiato la loro vita. Un obiettivo della catechesi è insegnare a pregare con la Parola e, un giorno, avevo proprio parlato di questo. Per una signora è stata una scoperta unica, che l’ha riempita di gioia. A due anni dalla ricezione del sacramento della Cresima, quando la incontro, mi dice: “Sister, prego sempre con la Parola. Che bello!”.
La testimonianza unanime dei nuovi battezzati è che non si sentono più soli, credono a un Dio vicino, hanno trovato una ragione per vivere, un senso alla loro vita. Hanno scoperto la misericordia gratuita di Dio e fanno esperienza di una carità gratuita verso gli altri, in cui riconoscono un fratello, una sorella, figli di uno stesso Padre.







