Missione e preghiera, Vivere e annunciare la Parola
Se ripercorriamo con un rapido sguardo l'anno appena concluso, se - con la memoria del cuore - riandiamo ai tanti eventi che giorno dopo giorno hanno fatto notizia sulle pagine dei quotidiani, non può non coglierci un senso di profondo dolore, quasi di smarrimento. Perché tanto male? Perché questa ostinata catena di violenza non si spezza? Perché...?
Quale contrasto con la pagina evangelica risuonata in tutte le chiese del mondo nella notte santa: "Vi annunzio una grande gioia!". Nella nostra povera storia umana c'è questo seme di gioia divina. Per germogliare, crescere e fruttificare, il seme richiede solo un terreno buono: il terreno del nostro cuore.
Ogni cristiano è inviato
Verso la fine dello scorso anno, il 30 settembre 2010, è giunto a noi un prezioso dono di papa Benedetto XVI: l'esortazione Verbum Domini, tutta centrata sul mistero dell'Incarnazione e attraversata da un forte slancio missionario. Dall'iniziale invito a sentirci "chiamati alla comunione con Dio e tra noi" fino all'invocazione finale, "vieni, Signore Gesù!", essa ci ricorda che il cristiano, per il suo stesso battesimo, è un inviato, ha il mandato di annunciare il vangelo fino agli estremi confini della terra.
Il Figlio di Dio si è incarnato, è venuto come missionario sulla terra e viene continuamente a cercarci. Ha sempre fatto e sempre farà prodigi per ritrovarci, per farci superare tutte le difficoltà e gli ostacoli, tutte le lontananze - non soltanto geografiche, ma interiori e spirituali - che sempre di nuovo ci portano lontano da lui. Egli sempre ci spiana davanti la strada. Questa strada è Cristo stesso: via, verità e vita.
L'esempio del Saverio
Quando dall'India san Francesco Saverio - un santo di cui la chiesa ci ha fatto fare memoria nel cuore dell'avvento - scriveva a sant'Ignazio per dargli le notizie di quanto stava facendo, egli si mostrava entusiasta e angosciato. La messe, infatti, era - ed è - molta, ma gli operai erano - e sono - pochi. Lo zelo di evangelizzare tutti i popoli - affermava - è l'opera più urgente. È l'opera che ci attende per rendere bello e santo il nuovo anno che si apre davanti a noi, come tempo donatoci dal Signore per correre verso di lui e per portare a lui molti fratelli e sorelle.
In vario modo, ogni cristiano - e tutta la chiesa - deve essere un apostolo, un missionario nel cuore, compiendo tutto per la salvezza di tutti, mai vivendo egoisticamente solo per sé, ma sempre per gli altri, perché abbiano luce e pace nel cuore.
In questo modo la tanta messe che c'è da raccogliere per i granai del Signore non viene dispersa, ma portata nel regno dei cieli a lode e gloria di Dio.








