Missione alla periferia di Abaete!
Trent’anni fa ho avuto il dono di passare oltre cinque anni nell’Amazzonia Paraense Brasiliana, in collaborazione pastorale con la saveriana Elisa Caspani, in cielo dal 20 novembre 2015.
Il settore “Divino” attorno all’aeroporto
Avevamo l’impegno di seguire alcuni quartieri periferici della città di Abaetetuba, dove nuove persone arrivavano ogni giorno da altre parti del Brasile e si sistemavano alla bell’e meglio, occupando aree aggrappate all’antica foresta, ora divenute terreni per lo più paludosi, quasi invivibili. In particolare, con Elisa abbiamo accompagnato le vicende del quartiere “Campo”, cristianamente dedicato allo Spirito Santo e battezzato col nome di “Divino”.
Il settore “Divino” era nato con l’occupazione degli spazi attorno alla vecchia pista dell’aeroporto della città: in una notte, migliaia di famiglie avevano tirato su le loro case, con qualche asse messa insieme, adattandosi a viverci dentro. Elisa, assieme al saveriano p. Ferdinando Vignato, era stata parte attiva di questa operazione, nata dalla necessità di trovar riparo a famiglie che diversamente non sapevano dove sbattere la testa.
Il mais bollito nella pentola senza fondo
Gli incontri della nascente comunità cristiana li facevamo in una cappella con un tetto e quattro tavole ai lati. CIò permettevano di pregare attorniati dalla luce del sole e difesi dalle torrentizie piogge scroscianti tipiche dell’Amazzonia. Ma l’intensità del nostro pregare fraterno allontanava ogni paura e ci sentivamo avvolti dalla forza delle celebrazioni elevate al Divino Spirito Santo, nostro vero sostegno e riparo.
C’è un ricordo che dice quanto Elisa fosse amata dall’intero popolo del “Divino”. Era andata in Italia per un po’ di riposo, ma al suo ritorno fu accolta da una marea impressionante di bambini! La stringevano, abbracciavano e pigiavano da ogni parte, senza dire poi quanto tutti hanno gustato quel “mingau” (mais bollito) che lei porgeva e pareva moltiplicarsi nella pentola senza fondo…
Quel progetto tracciato a matita
Quando ho lasciato quel favoloso lembo di terra amazzonico, le case e la vita del popolo crebbero sempre più, tanto che era nato all’interno un altro quartiere, frutto in parte di invasione, in parte di donazione forzata dal comune. Venne chiamata area “dell’Angelica” e fu scelto come patrono “San Domingos”. Ma nel Divino mancava ancora una chiesa vera e propria.
Mi trovavo già a Parma per la beatificazione di san Guido Conforti. Elisa venne in Italia per qualche altro mese di riposo. Ritornando assieme a lei da una visita agli amici del Friuli, ci nacque spontanea l’idea della costruzione di una chiesa vera e propria per l’amato quartiere del “Divino”. Seduta stante ho buttato giù uno schema di progetto che macinavo in mente da tempo. Elisa sprizzava gioia dagli occhi e dal cuore, ad ogni mio intensificarsi del progetto sotto gli scarabocchi della matita... Lo portò con sé in Parà, affidandolo poi all’architetto locale Oscar.
Ha spinto tutti a collaborare
L’anno dopo, il compianto p. Carlo Mantoni - anch’egli un innamorato del quartiere “Divino” - ne parlò col santo vescovo mons. Angelo Frosi. A furor di popolo, fu dato inizio alla costruzione di quella che oggi è la più bella chiesa di Abaetetuba. Aiuti materiali giunsero anche dalla generosità di don Giobatta Fasso, un sacerdote mio compaesano (Mortegliano). In tutto questo, Elisa si dimostrò la colonna destra di p. Carlo, spingendo e talvolta incalzando tutti a collaborare. Cosa che negli anni seguenti divenne ancora più intensa, quando si trattò di costruire la struttura pastorale per le sale della catechesi e per il grande salone comunitario. Solo rivisitando quel quartiere, ci si può fare un’idea di quanto Elisa si sia donata al popolo di Abaetetuba.








