Missionari e cittadini veri
Caro direttore,
siamo stupiti del clamore che si sta verificando intorno alla notizia del sequestro dei lavoratori italiani in Iraq e nel contempo siamo molto vicini alle loro famiglie con le quali condividiamo ansie ed angosce, perché nel 1999 abbiamo vissuto la stessa triste esperienza.
Quando nostro figlio, missionario saveriano, è stato sequestrato dai ribelli in Sierra Leone, abbiamo trascorso giorni veramente terribili che abbiamo potuto sopportare solo con la vicinanza ed il sostegno di tante persone amiche.
In quel frangente lo Stato e le sue istituzioni, i grandi conduttori della televisione, i mass media in generale, ad eccezione di quelli locali, non hanno dato molto risalto a questo fatto, benché oltre ai sei missionari saveriani fossero state rapite anche sei suore di Madre Teresa e più di una decina di lavoratori indiani.
Certo non si trattava di italiani veri in quanto molte persone erano extracomunitarie e i saveriani, si sa, sono cittadini del mondo che però sanno aiutare la gente bisognosa senza ricevere un compenso, se non quello del Signore.
Mi spieghi, per favore, la motivazione del diverso interessamento per due casi, a nostro avviso, simili.
Cordiali saluti.
- Emi e Giuseppe, Toscolano, BS.
Cara Emi, caro Giuseppe,
grazie per avermi inviato questa vostra lettera, che mi ha fatto riandare con la mente e con il cuore a quei tempi così angosciosi e drammatici. Li abbiamo vissuti insieme, voi genitori e noi missionari, perché tutti - voi lo sapete bene - ci sentiamo della stessa famiglia.
Proprio per questo, come voi scrivete, siamo capaci di comprendere l'angoscia e le paure di ogni nuovo rapito, di ogni torturato, di ogni persona vittima dei conflitti armati.
Ma veniamo ai tre aspetti importanti da voi toccati.
1. I mass media dovrebbero dare informazioni, approfondire situazioni, aiutare gli spettatori a seguire e comprendere, dare voce alle cause giuste… Purtroppo oggi sono pochi i programmi che svolgono un lavoro serio. Spesso mirano a fare spettacolo, a creare la notizia piuttosto che dare informazione. Alla fine, il danno è più del guadagno. Più che il chiasso, è efficace l'azione diretta e discreta.
2. L'azione deve essere iniziativa degli organismi competenti, soprattutto a livello diplomatico e di contatto. A volte lo fanno; altre volte meno. Molto dipende dalla disponibilità delle persone che occupano un incarico. C'è da dire che non è mai facile seguire casi come rapimenti e sequestri. Io sono convinto, tuttavia, che la migliore iniziativa sia sempre quella preventiva. Creare e mantenere il più possibile rapporti di pacifica convivenza e di buon vicinato, è sempre più efficace che correre dietro ai ladri! Purtroppo, la diplomazia non sempre apprezza le cose facili.
3. Gli italiani veri: chi sono? Spero che i missionari e le missionarie siano tra i migliori italiani, in qualunque parte si trovino. Valgono molto, per quello che sono e per quello che fanno per il bene dell'umanità, anche se non curano gli interessi di compagnie, banche o imprese. Ormai ci hanno "sequestrato" perfino il linguaggio: gli eserciti vanno in "missione di pace"; i militari sono "soldati di pace"… A noi missionari, tutt'al più, chiamano "pacifisti", come dire …poveri illusi.
Non ci resta che sperare nell'aiuto del Signore, che è vicino a coloro che a lui si affidano: a noi figli vostri; a voi nostri familiari; ai popoli che amiamo fino a dare la vita.
- p. Marcello Storgato, sx.








