Misericordia, atto secondo
A novembre si sono chiuse le porte del Giubileo della misericordia. È stato un anno ricco di eventi straordinari e di emozioni. Il Giubileo si è aperto a Bangui (Centrafrica), in una periferia del mondo. Poi, sono venute le visite di Francesco in luoghi particolarmente drammatici e significativi: a Cuba, al confine tra Messico e Stati Uniti, a Lesbo, in Polonia per la Gmg, in Svezia con i luterani.
Vi ricordate, nel dicembre 2015, le bellissime proiezioni di animali sulla facciata di San Pietro (un invito pressante a salvarli)? E, nello stesso luogo, le confessioni di migliaia di ragazzi?
Abbiamo scoperto che la misericordia è l’essenza del vangelo, il centro dell’annuncio missionario, il cuore pulsante della vita della chiesa.
Le porte del Giubileo sono state murate, è vero, ma una rimane ancora spalancata, quella del cuore di Cristo.
Egli, infatti, accoglie tutti, anche i peggior peccatori, andandogli incontro ancora da lontano, per abbracciarli! Non gli importa il passato. Ma anche la porta del nostro cuore rimane sempre spalancata, appena ci chiniamo sui fratelli per camminare insieme.
Cosa possiamo fare per tenere vivo lo spirito del Giubileo appena concluso? Ecco alcune proposte, tratte anche dalla recente Lettera Apostolica.
Guardare le cose, la vita, il mondo, gli altri con gli occhi di Dio che è misericordia, e con la fiducia che tutto può rinascere e migliorare. Non puntare il dito verso chi sbaglia, frenare il giudizio, farci carico, stare vicini, incoraggiare, dare speranza.
Non chiudere le porte e il cuore ai fratelli più deboli, “carne” di Cristo (migranti, rifugiati, senza-casa, anziani, famiglie in difficoltà, carcerati, analfabeti). E non dimentichiamoci che, tra questi, c’è anche il creato, casa di tutti!
Far crescere una cultura dell’incontro e della misericordia, in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo di fronte alla sofferenza. Costruire ponti, fatti di amicizia, dialogo, comprensione, ascolto. Impegnarsi nel volontariato e nell’azione politica, rimboccarsi le maniche.
Tale cultura dell’incontro si alimenta nel contatto con i poveri e nella preghiera assidua, nel lasciarsi condurre dallo Spirito.
Celebrare la misericordia nella comunità cristiana, valorizzando la sua vita sacramentale. Prendere coscienza che l’amore di Dio ci precede sempre e rimane accanto a noi, nonostante il peccato.
Valorizzare e conoscere di più la Bibbia, segno concreto della vicinanza di Dio. Formare gruppi biblici (es. Lectio Divina sui temi della misericordia). La Bibbia narra le meraviglie di Dio all’opera nella storia.
Impegnarsi a confortare quanti, per vari motivi, anche nelle famiglie, sono nel dolore. A volte basta il silenzio, la compassione del semplice essere presenti per condividere. Asciugare le lacrime di chi piange spezza il cerchio di solitudine in cui spesso siamo rinchiusi.
A tutti voi, Buon Natale di pace, gioia e misericordia!








