"Mi sono fidato di Dio": Certamente, non mi imbroglierà
La mia avventura missionaria tra i saveriani cominciò una sera di ottobre, quando avevo 12 anni ed ero ancora senza un indirizzo. Incontrai p. Ulisse Benetti che mi consigliò un seminario saveriano. In varie località d’Italia seguii tutti i corsi scolastici fino al sacerdozio. Di questi anni ricordo due episodi significativi.
Tirato giù da qualcuno
In prima teologia ero assistente dei seminaristi a Vicenza che, a causa della guerra, erano stati trasbordati a Sovizzo, a pochi chilometri dal capoluogo. Avevamo molti disagi nella sistemazione e paura per i bombardamenti.
Finito l’anno, una peritonite perforata da perse ore mi portò all’ospedale "Braga-Valli", dove subii due interventi e vi trascorsi tre mesi. Me la cavai per il rotto della cuffia. Uno dei dottori, a conclusione positiva della vicenda, mi disse: "probabilmente qualcuno ti ha tirato giù". E pensai a mons. Conforti.
Missione e doccia... scozzese
Nel febbraio del 1947 fui ordinato sacerdote e destinato a Vicenza, dove rimasi dieci anni con un triplice compito: assistenza e scuola agli allievi saveriani, giornate missionarie per sostenere l’economia della casa, animazione vocazionale in tutta la diocesi. Furono anni splendidi, anche se molto duri. Unico mezzo di trasporto e comunicazione era la bicicletta.
Destinato alla Sierra Leone, partii in fretta, senza soldi e pochi indumenti in borsa. Qualcuno ci imbarcò a Genova su una nave cargo malmessa: aveva subito uno scontro con un incrociatore americano. In Sierra Leone ci siamo arrivati dopo due mesi... Altri tempi! Pur avendo da affrontare un clima selvaggio, lo studio della lingua e dei costumi, trascorsi sei anni da sogno, in vera libertà.
Ma tutto fu interrotto da un telegramma del superiore generale che mi spostava nel seminario saveriano in Scozia. Mi sono sentito crollare il mondo addosso. Per qualche settimana ero in stato confusionale. Ho pianto come mai prima. Ma poi accettai. Ho capito che ero missionario, ma anche a disposizione di una comunità.
Quei perché incomprensibili
Iniziò il periodo più lungo della mia vita, a disposizione della congregazione. E oggi, che ho oltrepassato gli 85, non è ancora terminato.
Ho sempre evitato di lamentarmi. Ho vissuto tanti momenti difficili. Ma ho avuto l’impressione che una mano misteriosa mi seguisse per incoraggiarmi. La vita ha portato in superficie tanti "perché", difficili da capire. Ho sognato cose belle e grandi nelle varie situazioni di vita, ma sul più bello tutto svaniva senza un motivo convincente.
Ogni vita ha spesso periodi di bonaccia ed euforia, alternati a tempeste. Ho sempre cercato di fidarmi solo di Dio e sono certo che non m’imbroglierà!








