Messico, essere presenza fraterna
Lucia Leonardi, di Fiorano (MO), ha scritto alla viglia del suo ritorno in Messico.
Non avevo ancora vent’anni quando ho sentito la chiamata del Signore per la missione. Altre giovani della mia parrocchia mi avevano preceduta fra le missionarie di Maria, per cui il cammino fu relativamente facile, con l’aiuto dell’arciprete.
Sognavo l’Africa e a questo scopo mi ero preparata con un diploma in taglio e cucito, e pensavo anche alla catechesi dei bambini. Ma la Provvidenza, 37 anni fa, mi ha condotto in Messico, in un popolo ricco di fede e cultura. Il diploma di taglio e cucito mi è servito e, per vari anni, ho insegnato catechismo. Mi è stato chiesto, però, di accompagnare le giovani messicane che entravano nella nostra famiglia. Questo servizio mi ha offerto tante possibilità di amare, servire e di ricevere amore e servizio. Nella periferia di Guadalajara, partecipare al cammino delle comunità ecclesiali di base mi ha aiutata a uscire da me stessa e a rendermi conto dell’ingiustizia e della povertà della gente.
Ora dedico parte del mio tempo alla “Pastorale della salute”; visito persone ammalate o anziane. Molte fra loro mi sorprendono: Laura, 45 anni, da sei è bloccata a letto per una sclerosi multipla e si esprime con il suo sorriso accogliente; Felix è anziana e sofferente a causa di un severo diabete; Ubaldo, un giorno mi ha detto che non credeva più in Dio, ma ora sente di credere con rinnovata speranza…
Sono piccoli gesti e umili presenze, che mi fanno pensare a Matteo 25: “Avevo fame, avevo sete, ero ammalato…”. E il cuore trabocca di gioia e di un’immensa gratitudine. Al contempo, la missione è stata il luogo dove il Signore mi ha sfamata, dissetata, rivestita. Nel popolo messicano ho incontrato la cordialità, l’accoglienza, il dare importanza alla persona, il saper quasi indovinare le necessità, la gioia, la festa.
A 75 anni compiuti, le forze sono diminuite, ma non è diminuita la gioia: è aumentata semmai la riconoscenza. Sento profondamente vera la frase di S. Guido Maria Conforti, che nella Lettera Testamento dice: “Il Signore non poteva essere stato più buono con noi!”. Vorrei, negli anni che mi restano, essere una presenza serena, fraterna. Mi hanno chiesto di nuovo di tornare in noviziato, perché ho conosciuto i nostri fondatori (p. Giacomo Spagnolo e Celestina Bottego). Considero un privilegio aver vissuto con loro e sono contenta di poter restituire il molto che ho ricevuto, non tanto a parole, ma come presenza. È qualcosa che sale dalla pienezza del cuore e che si è ricevuto gratuitamente.







