Messaggio dalle chiese: L’esigenza dell’incontro
Pubblichiamo parte di un recente articolo del cardinale Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.
Per un occidentale, l'islam risulta difficile da capire: è allo stesso tempo una religione, una società e uno stato, che raggruppa più di un miliardo di persone in una grande entità mondiale, la umma. Tutti praticano gli stessi riti, hanno la stessa visione del mondo e adottano gli stessi comportamenti. Inoltre, non distinguono fra sfera privata e sfera pubblica. Questa visibilità religiosa turba le società secolarizzate.
Tuttavia, il fatto nuovo è che nel mondo occidentale i musulmani e i non musulmani sono costretti a convivere. In Europa, per esempio, viviamo con musulmani di terza generazione. Incontriamo musulmani nella vita di tutti i giorni: hanno i loro negozi, sono funzionari statali, fanno parte della vita associativa, del mondo della sanità, e a volte delle nostre famiglie. Ma tutto questo non impedisce che cristiani e musulmani molte volte siano vittime di pregiudizi, conseguenza dell'ignoranza.
Accade spesso che un cristiano non abbia mai parlato con un musulmano e viceversa.
Solo il dialogo permette di superare la paura, perché permette a ognuno di sperimentare la scoperta dell'altro e provocare un incontro, ed è proprio in questo che consiste il dialogo interreligioso. Perché non sono due religioni a incontrarsi, ma uomini e donne. Dovremmo sforzarci, da entrambe le parti, di conoscere le tradizioni religiose dell'altro, di riconoscere quello che ci separa e quello che ci avvicina, di collaborare al bene comune della società alla quale apparteniamo.
Non è un compito facile. Ma non dobbiamo temere: grazie a Dio, dalla metà del XX secolo a imporsi è stato il dialogo.








