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Arrivo dall’Indonesia e sono il quinto di sette fratelli. Mio padre desiderava profondamente che almeno uno dei suoi figli diventasse prete. Per questo motivo, ha mandato il mio fratello maggiore in seminario. Tuttavia, dopo tre anni, ha abbandonato il percorso. Anche il secondo fratello ha seguito la stessa strada, ma dopo tre anni ha lasciato il seminario e ha concluso la scuola superiore.

Anche nel mio cuore è nato il desiderio di diventare presbitero. Purtroppo, inizialmente non sono stato ammesso al seminario minore. Solo nell’ultimo anno delle scuole medie ho avuto l'opportunità di entrare nel Seminario San Giovanni Paolo II di Labuan Bajo, dove ho studiato per quattro anni. La mia classe iniziale contava 97 studenti, ma alla fine siamo rimasti solo in 28. Gli altri hanno lasciato per vari motivi. Durante l'ultimo anno, ci è stato chiesto di discernere meglio la nostra vocazione, scegliendo se seguire il cammino diocesano o quello religioso, tra le diverse congregazioni presenti nella mia diocesi.

La Società Missionaria di San Francesco Saverio (Saveriani) non operava nella mia diocesi. Era presente soprattutto a Jakarta, Padang e Medan, molto lontano da dove vivevo. Tuttavia, avevo letto un libro su San Guido Maria Conforti, il fondatore dei Saveriani, e sono rimasto colpito dalle sue parole e dalla sua visione: “Fare del mondo una sola famiglia in Cristo”. Un sogno di fraternità e amore universale.
In quel periodo, un promotore vocazionale saveriano è venuto in visita e ha pernottato nel nostro seminario. Il rettore gli ha chiesto di presentarci la Società Saveriana. Quella testimonianza, insieme alla lettura della biografia di San Guido, ha suscitato in me un profondo interesse. Ho fatto domanda per entrare nell’Istituto Saveriano e sono stato accolto con sincero amore fraterno.

Dopo un anno di pre-noviziato e un anno di noviziato a Bintaro, ho emesso la mia prima professione. In seguito, ho completato quattro anni di studi filosofici a Jakarta. Dopo questa tappa, mi hanno chiesto di studiare in Italia la teologia, come fase finale della mia formazione verso il sacerdozio saveriano.
Sono consapevole che la chiamata viene prima di tutto da Dio. A noi spetta il compito di rispondere con generosità. La mia vocazione è cresciuta all'interno della mia famiglia, grazie agli insegnamenti dei miei genitori, come la preghiera quotidiana e la partecipazione alle attività spirituali. Le difficoltà non sono mai mancate. Ma Colui che chiama è fedele, ed è sempre stato presente con me in ogni momento e in ogni prova. 

Papa Francesco, nel suo messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, pubblicato il 6 febbraio dell’anno passato, ci ricorda che ogni battezzato è chiamato ad essere messaggero di speranza, seguendo Cristo e condividendo la propria fede, specialmente con i poveri e gli emarginati.



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