Meglio donare tutta la vita
Mi hanno chiesto di presentarmi a tutti voi, cari amici e amiche di "Missionari Saveriani". Per chi frequenta la nostra casa in via del Castellano non sono uno sconosciuto; ma certo, per chi ci accompagna attraverso questo nostro mensile forse non sono così noto. Perciò, eccomi!
Al santuario Virgen del Pilar
Il Creatore mi ha fatto vedere la luce l'11 agosto 1969 a Tudela de Navarra, la regione spagnola che vide il natale del nostro patrono san Francesco Saverio. Sono ultimo di sei figli e sono uscito dal fonte battesimale con il nome di Carlos.
A sette anni sono andato a Saragozza, dove si trova il santuario dedicato alla Virgen del Pilar. Proprio in quel santuario per sei anni ho prestato il mio servizio: cantavo nelle celebrazioni liturgiche e aiutavo i bambini a salire su una piccola scala perché potessero baciare il mantello della statuetta della Vergine Maria.
In questo luogo il Signore mi ha permesso di sviluppare alcuni doni che mi aveva dato: un discreto orecchio musicale e la capacità di ascolto. Molti genitori, che fiduciosi portavano i loro figli alla Vergine Maria, condividevano con noi le loro preoccupazioni e i motivi di ringraziamento. Inoltre, è stata la prima esperienza fuori dal mio piccolo mondo. A Saragozza, insieme ad altri 29 ragazzi provenienti dal resto della Spagna, ho conosciuto altre abitudini, tradizioni ed espressioni linguistiche.
È stata una buona scuola per l'apertura e per apprezzare le ricchezze altrui.
"Perché solo tre anni?"
Mutata la voce bianca, sono tornato nel mio paese, a Murchante. Ho lasciato gli studi e ho cominciato a lavorare. Ricordo con piacere quei sette anni: in famiglia, mettevamo assieme il frutto del nostro lavoro; in parrocchia è maturata la mia fede; in paese mi sono impegnato a migliorare un po' l'aspetto culturale.
È in quel momento che ho concepito l'idea di mettermi al servizio del vangelo. Sentivo la voglia di comunicare la gioia, di essere fratello di Gesù. Ho cominciato a frequentare un gruppo diocesano di laici missionari con l'impegno di andare in missione, per tre anni.
A questo gruppo partecipava anche un saveriano che mi invitò a una convivenza di Pasqua. Durante quei giorni sono nati in me degli interrogativi che non mi davano pace: "Perché solo tre anni di missione? Perché non dare al vangelo tutta la mia vita?". Allora, chiesi di poter far parte della famiglia saveriana.
Le altre tappe poi si sono succedute rapidamente. La prima esperienza di convivenza con i missionari l'ho vissuta a Murcia, una città del sudest spagnolo. Dopo le prime difficoltà, normali per uno che si inserisce in una realtà sconosciuta, sono rimasto affascinato dall'accoglienza spontanea e fraterna che mi hanno riservato.
Consacrato alla missione
Poi ho studiato filosofia a Madrid. È stata una buona occasione per approfondire la mia personalità, in vista di una possibile scelta per la vita religiosa e missionaria. Nel noviziato, vissuto ad Ancona, ho deciso di consacrare la mia vita per annunciare il vangelo a coloro che non lo conoscono.
Insieme ad altri giovani confratelli, ho fatto la mia prima consacrazione missionaria nella Navarra, all'ombra del castello dov'era nato il Saverio. La consacrazione definitiva è avvenuta cinque anni fa, dopo lo studio della teologia nella casa madredi Parma. Dopo l'ordinazione presbiterale, ho trascorso un anno e mezzo nella missione del Burundi.
E ora, eccomi ad Ancona per annunciare il vangelo, per comunicare le meraviglie che il Signore fa nei luoghi di missione, per animare tanti altri a spendere la vita al servizio di Cristo e della sua missione, per far sì che tutti gli uomini e le donne diventino un solo popolo.








