Maria, Madre nostra
Se dobbiamo onorare Maria perché Madre di Dio, la dobbiamo amare non meno come Madre nostra dolcissima, perché come tale a noi è stata lasciata in preziosa eredità da Cristo poco prima di morire.
Contempliamola sul Calvario, sotto la croce, sopraffatta dal dolore, ma senza versare lagrime. Due grandi amori vennero allora in lotta nel cuore di Maria: l'amore per il suo Figlio divino e quello per l'umanità; ma conscia del voler di Dio, che esigeva nella sua infinita giustizia il sacrificio della croce, non esita un solo istante a offrire al Padre il suo Unigenito. Da quel momento Maria cominciò a palpitare per noi di affetto più intenso, perché si sentì costituita Madre di grazia e di misericordia fra le sofferenze crudeli di un dolore, che l'umanità non avrebbe mai più potuto dimenticare.
Sì, l'amore è figlio del dolore, e in quel momento appunto il Signore ha dato a lei larghezza di affetto, ha dato a lei un cuore immenso come il cielo, profondo come gli abissi del mare, perché fosse degna Madre di una famiglia, di un popolo senza numero. Essa quindi ci ama con un amore senza pari. Ci ama con un amore che nulla ha di terreno e di umano, perché prende alimento unicamente da quell'amore infinito con cui Dio ha amato gli uomini.
Per comprendere l'amore che Maria porta a noi, sarebbe necessario comprendere prima l'amore che porta a Dio, che lei ama con ardore e generosità senza pari.
Essa ci ama, perché riguarda in noi l'opera della grazia, perché riconosce in noi la sostituzione adorabile del suo Gesù.
(Parma, quaresima 1931)








