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Maria e la Grazia: Maria, bussola dei cristiani

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Sono 218 anni che la città di Belém (Parà, Amazzonia) si raduna attorno a una piccola immagine di Maria che abbraccia e offre a baciare il figlio Gesù. Quell'immagine smuove milioni di persone, e ogni anno il numero dei pellegrini aumenta. Anche io accompagno la processione in mezzo al popolo, come uno di loro. È impressionante! Lo stesso avviene in tanti altri luoghi del pianeta, dove i cattolici vivono la propria fede.

Certo, per tanta gente è festa, incontro familiare e anche occasione per fare affari... Ma per molti è un incontro profondo con Dio, attraverso la Madre. A Lei e attraverso di Lei, tanta gente chiede aiuto, protezione e salute, pane e pace. A Lei, Madre di Gesù e Madre del popolo, tanta gente sente il bisogno di dire "grazie!".

Il momento "alto" della festa

Se potessimo mettere un microfono nella bocca e nel cuore di questa gente, chissà quanta tristezza e sofferenza, ma anche quanta fede e speranza, quanto amore si potrebbe ascoltare! Il "Círio" di Belém, e ogni altra manifestazione mariana, sono occasioni di incontro forte e intimo del popolo con Maria. Sono anche occasioni dell'incontro del popolo con se stesso, in cui ognuno racconta i dolori e le speranze, e in cui tutti si riconoscono figli dello stesso Padre e della stessa Madre.

Esagerazioni? Fanatismo? Può succedere, e di fatto succede. Ma io ho assistito ad autentiche manifestazioni di fede: gente che prega, canta, invoca.

Molti con candele accese; molti a piedi scalzi; qualcuno addirittura in ginocchio per tutta la processione, che dura ore... Genitori con figli malati, giovani in cerca di lavoro, mamme che chiedono la grazia di recuperare i figli perduti nel vizio. Una fatica immane, senza un lamento, neppure quando si viene pestati o spinti.

Certo, questo è il momento "alto". Il giorno dopo la gente si ritrova con infiniti altri problemi nella testa. Ma qualcosa rimane. Per molti Maria diventa la "bussola": con Lei si può credere, pensare e agire in modo diverso, in modo cristiano.

Diventi un momento di grazia

Non basta esaltare la processione e la festa. Tutto può diventare un fuoco di artificio che non cambia niente. Da qui lo sforzo che la chiesa fa - a Belém come altrove - affinché ci sia un prima e un poi; affinché diventi un tempo di evangelizzazione, di conversione del cuore e di profonda adesione a Cristo e al suo progetto.

Prima della festa si organizzano preghiere, catechesi e novene nelle chiese, nelle piccole comunità, nelle case. Sono per evangelizzare, approfondire la fede, convertirsi. Ho visto file interminabili di gente davanti ai confessionali: vogliono sentirsi perdonati e rinnovati. E penso che per tanta gente, che unisce Confessione, Eucaristia e Rosario, questo sia un vero momento di grazia.

Poi sì, viene il poi... Qualcuno viene meno: altre emozioni forti fanno cambiare bersaglio. Ma qualcosa resta, direi a tutti. In molte case vedo l'immagine della Madonna. Per qualcuno è solo un quadro da muro. Per altri è un richiamo di fede. Tanta gente fa il segno di croce, chiede la benedizione prima di uscire di casa, lancia un bacio all'immagine. Solo gesti? Per tanti è un'abitudine. Per tanti altri è una scelta di fede e di vita.

La fede nel cuore delle persone

Si può fare di più? Certamente. La grandiosità, i suoni e le musiche, i fuochi di artificio e il frastuono... possono nascondere - e spesso nascondono - l'anima e il vero cuore dell'evento di fede. Ma credo di poter dire che per molti è un vero bagno di fede e d'impegno vitale. Per tanti altri è come una scossa elettrica momentanea. E ci sono anche tanti altri che si lasciano toccare sul momento, ma poi si tuffano di nuovo su altri istinti ed emozioni.

Bisogna lavorare di più sul poi, per portare lo spirito di fede anche fuori dai santuari e dalle feste, nelle chiese, nelle piccole comunità, nelle singole case e nel cuore e nella vita delle persone.



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