Maria Basato dice che... ha paura!
Un filo diretto con il Saverio
Maria Comaron Basato partecipa ai nostri incontri e alle nostre “feste” da quattro anni. Da quando, purtroppo, è mancato suo marito Bruno, proprio mentre si preparavano a celebrare le loro nozze d’oro. Per la verità, la sua amicizia con i saveriani era iniziata tanti anni prima. Ma è meglio che lasci la parola alla signora Maria. Ecco il suo racconto.
Una famiglia di religiosi
Bruno aveva una sorella gemella, suor Ottavina delle dorotee di Vicenza, deceduta tragicamente nel 1980. Qualche mese fa, nei suoi libri di preghiere che le consorelle mi hanno consegnato e che io conservo gelosamente, ho trovato una pagellina d’iscrizione alla “Messa perpetua” presso i missionari saveriani. L’aveva fatto Bruno per ricordare i suoi genitori, mancati a breve distanza l’uno dall’altra all’inizio degli anni cinquanta. Questo dimostra che già a quel tempo il mensile “Missionari Saveriani” entrava nella nostra casa.
Anch’io ho un cugino missionario, fratel Giovanni Comaron, dell’istituto della Consolata. Si trova in Kenya da cinquant’anni. Aiuta gli altri missionari con la sua tecnica nella costruzione di chiese, scuole, strade, pozzi… Con la preghiera e l’esempio, collabora nella formazione delle persone, specialmente dei giovani. Con mio marito, sono stata quattro volte a trovare mio cugino. Andavo soprattutto per portare alcuni aiuti. Oltre alle varie missioni in cui fratel Giovanni si trovava per lavoro, abbiamo visitato anche Nairobi, Mombasa e le zone turistiche del Kenya.
La “novena della grazia”
Da qualche anno, i missionari della Consolata hanno aperto un centro giovanile a Meru, capoluogo della provincia centrale del Kenya. È una specie di oratorio dove, oltre a giocare, si studia e ci si prepara alla vita. Lì si trova ora fratel Giovanni che mi ha invitata più volte ad andare a dargli una mano. Come fare? Come affrontare il viaggio, senza conoscere una parola né di inglese né di francese?
In febbraio mi è capitata tra le mani la cosiddetta “novena della grazia”, per intercessione di san Francesco Saverio. Mi sono affidata a lui e nei nove giorni in cui ho recitato quella preghiera, mi sono anche preparata a partire. Arrivo all’aeroporto “Marco Polo” di Venezia, e chi trovo? Due suore comboniane, una italiana e l’altra africana, dirette proprio a Nairobi. San Francesco Saverio era stato di parola. Il Signore mi ha fatto volare in missione.
Mi aspettano ancora
A Meru, sono rimasta tre mesi. Posso dire di aver fatto da assistente, da mamma e da nonna per tante ragazze. Superando la difficoltà della lingua, ho insegnato loro un po’ di cucito, di cucina e altro ancora.
Questa volta non mi sono limitata a “portare aiuti”. Ho davvero “aiutato”… Ho portato me stessa, o meglio, ho portato Gesù che mi ha rigenerato nel battesimo. E sono certa di aver fatto contento anche il mio Bruno.
Ora fratel Giovanni mi scrive che ha ancora bisogno di me e che le ragazze mi aspettano. Anche mio figlio Claudio e mia nuora Daniela sono andati in Kenya quattro volte e adesso sono in contatto con il Cuam di Padova. Loro sono favorevoli a questa mia esperienza, ma io ho sempre paura per la lingua durante il viaggio in aereo...
Coraggio, signora Basato. In dicembre, celebreremo la festa di san Francesco Saverio. Chissà che Dio, per sua intercessione, non le riservi altre belle sorprese!







