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Ci risponde chi vi è appena tornato

Il sole ritorna dopo la pioggia. Gli avocado, le papaie, i manghi maturano di nuovo sugli alberi, la natura risplende, ma la gente no, non è più quella di prima, non vive più come prima: le case sono state bruciate, i villaggi e i campi abbandonati, non c’è più scuola, né lavoro. Il missionario è testimone di questa situazione, ne conosce le cause, ma sa anche che non può durare; lui, uomo di Dio, è profeta, sa che la guerra finirà, che la giustizia e la pace torneranno a splendere in Congo.

Per questo dopo alcuni mesi di riposo tornerò alla mia missione di Kitutu. Certo fa male trovarsi in un Paese ricco di prodotti del sottosuolo, ricco per ogni tipo di vegetazione e vedere mamme che portano alla missione bambini più morti che vivi, morti di fame: pieni di vermi intestinali che divorano quel poco che mangiano.

Nei miei safari cammino sugli argini dove gli uomini e i giovani scavano e setacciano l’oro, più avanti ragazzi che pestano in mortai di ferro le pietre che contengono oro. I tutsi venuti dal Rwanda, sono stranieri, ma non hanno nessuna intenzione di lasciare il Paese, ogni giorno si portano a Kigali un sacchetto di polvere d’oro, con questo continuano la guerra, per difendersi, dicono loro; in realtà vorrebbero diminuire il numero degli hutu.

Fanno questa guerra da noi in Congo; in questo modo si appropriano delle ricchezze del Paese, trovano i mezzi per finanziarla e si accaparrano le simpatie dei Grandi che lasciano fare, invece di fermare queste stragi di gente inerme, donne e bambini, ed evitare la distruzione del Paese.

Causa la guerra, non possiamo allontanarci molto dalla missione, ma per il fatto di essere là, la gente prende coraggio; fugge e si nasconde nella foresta, durante le sparatorie, poi timidamente qualcuno spunta e dietro lui la famiglia; se non ci fossimo noi tutti avrebbero già abbandonato da tempo il villaggio per la città o addirittura per rifugiarsi in una nazione vicina.

In questa situazione diventa impossibile realizzare i progetti che avevamo sognato: acquedotto, scuole, alcuni ponti, chiese di diaconie. Vedendo però le necessità attuali della gente abbiamo riaperto l’ambulatorio, anche se le suore non ci sono più, procurando i medicinali necessari, e per venire in soccorso a chi esce dalla foresta dopo mesi di paura e di fame.

Nonostante la guerra o forse proprio a causa della guerra, le chiese sono piene, i cristiani vengono a cercare Dio, a pregare.

Constatando che le cose di questo mondo non hanno valore, tutto si sfascia: il villaggio, l’autorità, le tradizioni; si rivolgono a ciò che è duraturo, a Dio, a Cristo, alla Chiesa; constatano di persona che il missionario li ama, cerca il loro bene. La nostra vita diventa segno, sacramento, testimonianza dell’Amore che è Dio. Più di 170 adulti hanno ricevuto il Battesimo per Pasqua e come ogni anno abbiamo preparato i ragazzi alla Prima Comunione e alla Cresima.

Ma perché? Sino a quando tornerai in Africa? Non bastano 26 anni?”. Sono in molti a chiedermelo. No, non bastano. Vi ho detto quanto sia utile anche solo la nostra presenza. Senti poi dentro di te una gioia pacata, ma profonda, duratura che ti fa sentire al posto giusto, utile in questo mondo; ed allora non c’è più stanchezza, non c’è più limite di tempo.

Non mi resta che salutarvi. Un abbraccio.



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